Quelli che... fanno gli americani

Dalla Melandri a Jovanotti, a sinistra è "Obamamania". Stanno con Barack, scimiottano l’America, usano lo slang elettorale. Ed esternano a più non posso

Arrivano i nostri. Cambiano i tempi, a differenza dei film e della storia vera, stavolta gli italiani scendono in campo per soccorrere l’America. Walter Veltroni è il tamburino della truppa, da piccolo giocava con i caubois e le figurine, poi sostituì le stelle e strisce con la bandiera rossa, gli Stati Uniti incominciarono ad andargli di traverso, quindi si ravvide al cinematografo o con il giradischi, non appena scorge De Niro o ascolta Springsteen, ritorna fanciullo, abbandona l’eskimo e indossa la camicia botton down, diceva «Ai ker», si scrive «I care», e gli spettatori si scioglievano, lo cambia in «Ui kan», si scrive «We can», e la ggente di cui sopra capisce che sta dicendo qualcosa di sinistra, o almeno nei paraggi.
Lo slogan, in verità, appartiene a Braccomama, qualcuno lo pronunzia come braccobaldo ma si scrive Barack Obama, fa tendenza e soprattutto propaganda elettorale, per la politica vedremo. Cresce il fermento per quello che accade oltre l’Oceano dove se la ridono per quello che accade al di qua, dalle parti di Mister «Bat olso», si scrive «but also» e si traduce Il signor «ma anche». Veltroni ha scelto la melodia che accompagnerà comizi, interventi, adunate del partito democratico, testo di Cherubini Lorenzo, titolo «Mi fido di te» che, segnalo, tra l’altro è anche un delizioso film di Ale & Franz. «Case di pane, riunioni di rane vecchie che ballano nelle chadillac, muscoli d’oro, corone d’alloro canzoni d’amore per bimbi col frac, musica seria, luce che varia pioggia che cade, vita che scorre, cani randagi, cammelli e re magi. Mi fido di te, mi fido di te, cosa sei disposto a perdere», canta Lorenzo, dolcemente. Lo stesso cantante e autore ha espresso la sua nomination chiara, profetica: «Se Obama ce la fa Veltroni vince le elezioni. Obama è forte, tutto il mondo dovrebbe poter partecipare alle elezioni americane per quanto l’America è importante e se vincesse Obama il mondo prenderebbe una piega giusta e l’America si porterebbe sull’1 a 0 nei confronti del mondo. Non indosserei la maglietta di Veltroni, siamo troppo cinici, quella di Obama è qui, l’ho acquistata su internet». Obama ’08, la scritta sul petto, il marchettificio prende corpo e testimonial, Hillary non raccoglie voti nemmeno al festival di Castrocaro, la t-shirt con la sua faccia paciarotta è introvabile addirittura a Forcella. Ma non è solo roba fresca, musica e parole per voi giovani, è stato annunciato che alla fine dei comizi di cui sopra, partiranno anche le note di Mameli e Novaro, Fratelli d’Italia e qui lo voglio vedere il popolo del «Ui kan», con la mano sul petto, l’elmo di Scipio, siam pronti alla morte, mentre la bandiera garrisce al vento. Un colpo alla botte e un altro al cerchio, passato, presente e chissà il futuro.
Il Nando Mericoni che è in tutti noi, «maccarone m’hai provocato e io ti distruggo», il Renato Carosone di Tu vuo’ fa l’americano «Comme te po’ capì chi te vò bene si tu le parle ’mmiezzo americano? Quando se fa l’ammore sotto ’a luna come te vene ’capa e di’ I love you? Siente a me chi t’ho fa fa?» improvvisamente tornano di moda, la nostalgia del tempo che fu, come le figurine calciatori, il registratore Geloso e il mangiadischi da camporella, scaldano i cuori e le schede elettorali. Anche Giovanna Melandri ha fatto sentire la sua voce «born in iuesei». La danzatrice clandestina si è presentata al seggio allestito in via Napoli a Roma per le primarie americane (è nata a New York, ha doppia cittadinanza); ha votato, dopo una riflessione sofferta (parole sue), ha bocciato Hillary e scelto Obama, alla faccia delle quote rosa per cui si batte il suo neopartito democratico.
Se la Cina è vicina, l’America è da anni coinquilina per noi cittadini del mondo. Non ne possiamo fare a meno. Bruciamo la sua bandiera, insultiamo i suoi capi politici, mica solo il Bush attuale, ma davanti a una Coca cola o a Paperino ci rendiamo conto che la tentazione è più forte di qualsiasi rancore e allora su che possiamo farcela, «ui kan», almeno fino al quattordici di aprile. Ma da martedì quindici, «oll fri», liberi tutti, da Jovanotti alla Melandri, con Walter in testa. E Barack Obama manderà un messaggio: «Game over, try again»