Quelli che «ma a noi i soldi non interessano»

In fondo, è gente innamorata del brutto, attratta da ciò che respinge, incapace di staccarsi da quello che detesta. I soldi. Li odiano ma non ce la fanno a liberarsene, è più forte di loro. Prendete il povero (si fa per dire) Adriano Celentano: un ingaggio di 100mila euro più spot per il nuovo disco per un totale di 2 milioni di euro per ritrasmettere lo spezzone della gag di un anno fa con Fazio, quando il Molleggiato fu ospite di Raitre, quella in cui confessò che «a me dei soldi non mi è mai fregato niente». Non c'è che dire, il telepredicatore (ieri griffato Armani) predica male ma razzola benissimo.
Altro che ipocrisia. Altro che «cuore a sinistra e portafoglio a destra», roba vecchia ora che la sinistra non c'è più, ormai buona al massimo per gli elegantoni in cachemire alla Bertinotti o per i velisti alla D'Alema. No, questo è un caso che richiede un'attenta analisi. È un vero «cupio dissolvi», una passeggiata sull'abisso, l'io contro il non-io. Una condanna alla simbiosi col denaro. Come Bono Vox, il leader degli U2 che organizza concerti per il terzo mondo, urla dal palco lo slogan «cancella il debito», ordina ai fan di bonificare gli stipendi direttamente su una banca africana per sistemare i conti con l'Occidente, e poi trasferisce il suo impero finanziario in Olanda perché lì non si pagano tasse sui diritti d'autore. O come Valentino Rossi, che l'anno scorso per beneficenza mise all'asta su Ebay il suo corredo da campione e poi si fece beccare a evadere il fisco come un qualunque romeno che lavora in nero.
«Il denaro non mi interessa», ha detto giusto ieri il giovane Emanuele Filiberto dopo aver chiesto un risarcimento danni di 260 milioni di euro all'Italia: «Potrei rinunciare ai soldi se l'Italia ammettesse che l'esilio dei Savoia fu un sopruso». Già, qui si vive di aria e di gloria. Il denaro non interessava neppure ai politici del centrosinistra che, durante il governo Silvio Berlusconi, di giorno predicavano che il Paese era sull'orlo della bancarotta e di sera trasferivano le stanche membra all'Argentario o su qualche barca di lusso.
I quattrini erano estranei anche agli interessi dei coniugi Romano e Flavia Prodi, i quali donarono case e risparmi ai figli approfittando della vituperata legge berlusconiana che aveva cancellato le tasse di successione. Così come la pecunia faceva ribrezzo ai cavalieri della Gialappa's, «campioni della sinistra catodica» finiti a fare pubblicità alla quintessenza del capitalismo: una banca. Quando arrivò la rampogna del manifesto («e pensare che fanno professione di sinistrismo»), replicarono così: «Non l'abbiamo fatto per soldi, è stato il progetto». Seguiti a ruota da quei fustigatori del marchettismo che sono Le Iene ridotte a reclamizzare di tutto, dalle pizze alle auto.
È da credere che nemmeno il corrosivo vignettista Vauro, icona dei no global, avrà accettato per soldi di fare pubblicità a una multinazionale della grande distribuzione come Auchan. E che non sia stata una volgare questione di danari a spingere il vate Roberto Benigni o il comico Beppe Grillo a scegliere il condono fiscale dopo averne scritto e detto peste e corna. Insomma, non tutte le sorelle di Celentano e di tanti altri se la passano male: sorella lira vivacchia. E anche fratello euro.