Quelli che parlano anche con le panchine

La quinta edizione della kermesse di Modena, Carpi e Sassuolo è dedicata ai cinque sensi: una girandola di iniziative talvolta stravaganti, tra cestini da pic-nic kantiani e cacce al tesoro

Azzardato affidarsi all’olfatto per seguire la pista di una ricognizione filosofica. Si rischia di procedere a naso, trascurando i rigori di una metodica disciplina, o di farsi prendere per il naso da venditori di sofismi sulla pubblica piazza. Sofisti, imbonitori o venditori di fumo non sembra però ce ne saranno sulla piazza di Modena (in Grecia, una volta, si chiamava agorà) il prossimo fine settimana. E chi tra i seguaci - e segugi - delle teoretiche verità abbia un po’ di fiuto potrà fare qualche bella scoperta nella sapida e odorosa provincia emiliana. Teorie e teoresi, per la verità, ce ne saran pochine, perché per una volta - la quinta: è un buon lustro, infatti, che Modena, Carpi e Sassuolo ospitano il Festival Filosofia, 059-421210, www.festivalfilosofia.it - si è scelto di dar tregua all’estenuato theorein (in greco, un tempo, significava «vedere»), e di portare a esauste contemplazioni, intuizioni, visioni del mondo e speculative riflessioni nello specchio della coscienza, il soccorso di tutti quanti i sensi.
Ai cinque sensi è intitolata la quinta edizione della kermesse e, a lume di naso, si riescono a scovare almeno cinque buone ragioni per parteciparvi.
1) Il modico prezzo del cestino pranzo che, per solo 4 euro, offre panini, salumi tipici e una «Razionsufficiente» (è il titolo del simpatico paniere) per snobbare la griffe di Tullio Gregory sui «Menù filosofici» serviti nei ristoranti. Ecco appagato il senso del gusto, con soddisfazione del gastrosofo Gregoriano che non lascerà a bocca asciutta nemmeno chi, ripiegando sul concorrenziale pasto al sacco, lo ascolterà dibattere di sapida scientia con Umberto Galimberti e Luca Maroni (venerdì sera).
2) I ricchi premi messi in palio per le cacce al tesoro on line e on the road che daranno gioco al tatto di divertirsi, cliccando il pulsante del mouse e tastando gli angoli della festivaliera provincia. Ma le dita saranno chiamate a più solerte attività se la sezione «Tiratardi», aperta per i nottambuli dalle 19 alle 5 del mattino, invita a appuntamenti al buio con il tango (che, nell’Argentina di sempre, vuol dire «tocco») e a «Sensual night» organizzate in discoteca «Contro il sonno dei sensi».
3) Le orecchie si finirà per tapparsele, perché tra conferenze, dibattiti e lezioni magistrali, prenderanno la parola anche le panchine: dette (solo a Modena, e solo nei tre giorni del festival) «Panchine narranti» e doppiate da «Eroi locali che raccontano». Il guaio è che, invece di cantare, parleranno anche i pop singer: come Franco Battiato, in trio sabato sera con le voci flautate di Manlio Sgalambro e Remo Bodei. Meno male che c’è Jean-Luc Nancy (sabato pomeriggio), che alla filosofia All’ascolto (ed. Cortina) ha dedicato un buon segmento del suo cammino di ricerca.
4) La vista, si è detto, è allenatissima. Per prolungarla e acuirla si è scelto filosoficamente di dotarla di un microscopio: mostrando ai bambini tra i 5 e i 10 anni «Le meraviglie dell’invisibile» nonché la straniante e stranissima - ma pur sempre filosofica - prospettiva sul mondo guardato «Con gli occhi di una formica». Per i grandi, veggenti visionari e voyeur, sarà evocato sulla scena del «Teatro filosofico» il fantasma di Platone.
5) L’olfatto, che dei cinque sensi è il più antico, dovrà farsi forte di tutta la sua annosa esperienza per non farsi depistare dagli aromi di prosciutti e culatelli offerti sulle panchine (narranti) dei pic-nic, dai profumi dei vari mercatini (di spezie, saponi, sapori) o dall’impatto - sensuale? - di «Sudore e tecnica», sinestesica band del new mastersound in concerto sabato sera. Allora, si metterà sulle tracce di qualche professorone - e i professori non mancheranno: Severino, Natoli, Sini, Vitiello, Pasqualotto, De Monticelli i nostrani, Sloterdijk, Zizek, Malamoud, Marion, Moltmann gli stranieri - cui prendere in tutti i sensi le misure. E cui chiedere un metodo (cioè, con antico termine greco, «una via») da seguire per muoversi tra il senso comune e il sesto senso, senza perdere i sensi.