Quelli che passano dalla cronaca ai reality

Dalla Torretta alla Martani, da De Megni a Merola, da Raffaella Fico in partenza per l'Honduras a Matteo Cambi che avrebbe dovuto fare &quot;Tribù&quot;. Quando i format pescano dalla realtà &quot;estrema&quot;<br />

La partenza di Raffaella Fico per l’Honduras è stata accolta più o meno come l’ingresso di un treno merci nella vetrina di una cristalleria. L’idea che una papi-girl, come i molti ormai definiscono le ragazze in sospetto di aver partecipato alle cene di Arcore, venga «premiata» con la partecipazione all’Isola dei famosi, tratta in salvo dalla bufera mediatica e catapultata sotto le piogge tropicali, è sembrata a molti un’inaccettabile provocazione. Una abisso di ingiustizia, una caduta di meritocrazia. Alla conferenza stampa di presentazione del programma Simona Ventura si è dovuta difendere non poco dal fuoco incrociato delle domande incarognite sulla scelta della sua naufraga.

Ma tant’è... La Fico partirà per l’Honduras con tutti i suoi ricci e le sue misure e sarà pronta per l’inizio del programma (in prima serata su Raidue lunedì prossimo... sì, il giorno di San Valentino...), pronta per smontare il grande equivoco del luogocomunismo: che i reality non hanno nulla di reale. Il reality è lo specchio non deformante di una società in molte parti deformata. E tra il reality e la reltà c’è un continuo, inesorabile scambio. Il reality accoglie chi vuole vivere nella tv, consente a chi è a casa di spiare nelle vite di quelli che in tv ci stanno e restituisce alla realtà volti e storie che dal reality vengono segnati, in ogni caso.

Ne sono stati un esempio Luca Argentero del Grande Fratello che grazie a quel programma si è poi costruito una brillante carriera, o Belén Rodriguez che dopo l’Isola è diventata la testimonial di una delle aziende più importanti d’Italia e dalla settimana prossima sarà sul palco dell’Ariston, approdo auspicato da qualsiasi artista, o Ascanio Pacelli e Katia Pedrotti che grazie al programma di Canale 5 hanno messo messo in piedi una famiglia. E ne è poi l’estrema, tristissima sintesi Pietro Taricone: sconosciuto prima, divo poi, e drammaticamente riconsegnato alla cronaca per uno schianto in paracadute alla fine. Il reality inghiotte la realtà e restituisce alla realtà qualcosa di diverso, quando lo restituisce. Incidendo come tutto ciò che è vero. Mostrando e amplificando nella sua crudezza del «ventiqattr’ore su ventiquattro».

Per questo la storia dei reality è piena zeppa di gente che dalla cronaca di qualunque genere è passata sotto ai suoi riflettori, osservata dal suo occhio costante. Quando nel 2003 Susanna Torretta partì per l’Isola dei famosi, di lei si sapeva solo che era amica della contessa Francesca Vacca Agusta scomparsa in circostanze misterioso poco tempo prima. L’anno successivo, nello stesso programma, rispuntò Valerio Merola, dopo la vicenda giudiziaria che lo vide inizialmente coinvolto e che si spense prima di giungere a processo, e dopo il suo trasloco a Cuba.
Nell’edizione 2006 del Grande Fratello, a pochi giorni dall’ingresso degli inquilini nella casa di Cinecittà, venne fuori la storia di uno di loro: quella di Augusto De Megni, già noto alle cronache, suo malgrado, perché vittima all’età di dieci anni di un sequestro organizzato dall’Anonima sarda durato centodieci giorni.
Nel 2009, Daniela Martani, la hostess pasionaria dell’Alitalia, passò dalle manifestazioni col cappio davanti a Fiumicino, alla doccia trasparente del Grande Fratello prima e alle zanzare de La Fattoria poco dopo. La stessa edizione in cui entrò anche l’ex agente di fotografi Fabrizio Corona dopo l’inchiesta di Vallettopoli che lo vedeva protagonista.

Quella dove c’era pure Barbara Guerra peraltro, altra presunta papi-girl. Persino Matteo Cambi, ex patron del marchio Guru, arrestato nel 2008 per bancarotta fraudolenta nell’ambito del fallimento di una delle sue società avrebbe dovuto, subito dopo la scarcerazione, partecipare a un reality condotto da Paola Perego dal titolo Tribù missione India, cancellato da Canale 5 prima della messa in onda.
La realtà inghiottita, fagocitata e «risputata» in altra forma, sotto altre sembianze, pronta per un nuovo giro di giostra, pronta ad agguantare nuova vita. Senza poter capire dove inizi uno e termini l’altra. È il relity, bellezze.