Quelli che il povero Mister... lo stressano

Vorrebbero tutti dirla con Lippi: «Amauri e Cassano, cavolate! Non mi interessa». Troppo facile, sei ct e, se non ti gira l’uzzolo, non li convochi. Ma mettetevi nei panni di quei poveretti pagati per far giocare certi mammasantissima. Poveretti! Così ben remunerati che non c’è da averne pietà. Sgobba, soffri e trova la soluzione. È il tuo mestiere.
Certo, il tutto a seconda dei punti di vista. C’è chi dice: magari avessi un Del Piero, un Totti, un Baggio, un Inzaghi, un Cassano, un Ronaldinho, un Balotelli! E vai con la litania. Qualcuno si è perfino illuso di trovar soluzione all’impiego di Recoba. Ma francamente era troppo ottimismo. No, quelli di cui sopra, e tanti altri nella nostra storia calcistica (sì, il problema è molto italiano), soprattutto in vecchiaia (dai trent’anni in avanti) sono stupendi soprammobili, vasi di cristallo per collezionisti, la goduria una tantum, il vezzo da distillare, la necessità di evitarsi problemi, l’impossibilità di vivere tranquilli. Non c’è allenatore a cui non passi per la testa: e adesso dove lo metto?
Come definirli: gli incomodi? I rompiscatole? Di tutto un po’. Al di là delle solite moine verbali («Quanto è bravo! Quanto è importante!») l’ha spiegata giusta Didier Deschamps, uno che in campo sapeva rendersi indispensabile a modo suo. In sintesi ha raccontato quanto capiterà alla Juve d’ora in poi. Sta per rientrare Del Piero. E allora... «Non invidio Ferrara. So bene come Ale prende certe scelte. Ho lottato un anno intero, quand’ero sulla panca della Juve: si parla sempre di lui, ogni giorno, nel bene e nel male». Conclusione: non ti lascia tranquillo. Ne sa qualcosa anche Ranieri. Solo Ancelotti aveva una predilezione. Ma è anche vero che, come in ogni ambiente di lavoro, quelli bravi danno fastidio: c’è l’allenatore che ama i talenti e sa gestirli e chi va in crisi se qualcuno gli rovina lo schemino. O peggio: il giocatore ha un pizzico di personalità e chiede il confronto. In Brasile sono maestri nell’ammaestrare gli incomodi: li fanno giocare tutti. Ma capita solo a loro.
Ecco, la Juve sta per spacchettare il suo capitano dal lungo letargo e Ferrara dovrà mettersi in tasca qualche tranquillante. Del Piero sembra Totti, come Inzaghi sembra Ronaldinho, come Cassano somiglia a Baggio: l’accademia degli inquieti, soprattutto quando siedono in panchina. C’è chi è onesto e lo ammette. E chi invece gioca con le parole, con il muso duro e alla fine con i fatti.
A Roma non c’è tecnico che possa prescindere dal volere di Totti, che il nostro sia in piena forma o abbia la pancetta. A Torino, Del Piero sembra un santo, ma dagli istinti diavoleschi. Cassano non nega mai le sue birichinate. Inzaghi si è guadagnato un posto nell’accademia degli onesti. Insomma ha raccontato quel che realmente accade tra un tecnico e una primadonna. «Oggi, da vecchietto, mi arrabbio un po’ meno. Ma prima proprio no! E mi diverto a mettere in difficoltà il mister». Certo, detto così fa pure un buon effetto. Ma c’è effetto ed effetto. Mazzarri pare sia scappato da Genova per l’effetto Cassano. Del Neri e Spalletti si sono goduti l’effetto Totti in ogni senso: non c’è chance di scamparla se ti metti contro il Pupone. È pur vero che, qualche volta, il capitano ti toglie però dagli impicci sul campo.
Ancelotti aveva capito tutto di Superpippo e fors’anche Leonardo. L’interessato ha spiegato la loro strategia. «Fino all’ultimo gli allenatori non mi dicono che resto fuori, perché sanno che mi arrabbio». E quando sta in panchina non lo guardano, tanto la faccia è una fotografia immutabile.
Il gioco del fenomeno di troppo in Italia è un “must”: in nazionale e nelle squadre di club. Basta leggere i giornali: si passa dal vecchietto dove lo metto? Al Cassano sì? Cassano no? Balotelli gioca? Balotelli in panca? Il terzo incomodo droga le settimane, i mesi del campionato, le attese della nazionale. Poi tutto sta nei tecnici e nella loro qualità: Ancelotti, dopo un gran rifiuto a Zola e Baggio, capì ed imparò a convivere, sfruttando la bravura ed accantonando il pregiudizio. Lippi non ha mai imparato ed ha sempre ringhiato contro.
Fra tutti non c’è da invidiare Ranieri: ieri con Del Piero, oggi con Totti. Chissà che fegato?