Quelli che a Strasburgo vanno a scaldar la sedia: cinque anni in silenzio

RITORNO IN CAMPO Per Gianni Rivera zero interventi e interrogazioni col Pd. Ci riprova con l’Udc

Mourinho lo descriverebbe così, il parlamento europeo: tanti campioni, zero titoli. Prendete Gianni Rivera: l’ex golden boy qui a Strasburgo non ha segnato mai, zero interventi e zero interrogazioni, appunto. Pare che il Pd non si sia strappato le vesti a vederselo strappare dall’Udc, che lo candida capolista. Ha fatto peggio persino di Iva Zanicchi, che sul palco europeo si è esibita una sola volta in un anno, in affollata compagnia di Elisabetta Gardini e Maddalena Calia nel suo partito, il Pdl, e di Catiuscia Marini del Pd. Chi ha fatto meglio non ha dovuto faticare granché, ché qui per piazzarsi a metà classifica basta far sentire la propria voce due, tre, quattro volte in cinque anni. Senza venire retrocessi, visto che la maggior parte si ricandida.
Così, l’ex sindaco di Milano Gabriele Albertini sembra uno ligio, con i suoi 11 interventi su altrettante interrogazioni, e Vittorio Prodi del Pd pare quasi un secchione, con 38 discorsi e 16 documenti firmati. Poi però dai un’occhiata a quelli che l’impegno ce lo hanno messo davvero, i numeri sulla legislatura che si sta concludendo li ha pubblicati ieri La Stampa, e scopri che sono pochini: dieci su 78, non di più. Il recordman Mario Mauro, per esempio, che al Pdl ha portato la palma di 368 interventi e 96 interrogazioni, seguito dal socialista Alessandro Battilocchio, 270 interventi, anche se poi di interrogazioni ne ha firmate solo 37. Frenetico il leghista Mario Borghezio, che la sua crociata anti-islam l’ha combattuta a suon di 116 sfuriate e 190 documenti. Segue Marco Cappato, 110 su 254, fortuna che c’è lui perché se fosse per Marco Pannella i radicali si sarebbero fatti sentire solo 36 volte in un quinquennio. In generale, sopra alle due cifre si piazzano i comunisti e il Pdl. Non pervenuto il Pd: il più impegnato è il fratello dell’ex premier Romano, figurarsi gli altri.
Se parli con chi le liste le compila, destra o sinistra non importa, scopri che l’arcano è tutto lì, nella compilazione delle liste. Pare che i parlamentari europei si dividano in due categorie. Quelli che credono nell’arte di far politica, indipendentemente dall’Assemblea in cui siedono. E quelli che si imboscano per ripicca, perché vivono l’elezione oltreconfine come un confino. Per capire basta dare un’occhiata al Nord Ovest, casa Pd. Lì, per una Marta Vincenzi che, da eurodeputata, due anni fa combatté una lotta all’ultimo artiglio per tornare a Genova a fare il sindaco vincendo le resistenze di un partito che avendola spedita a Strasburgo pensava di averla finalmente «sistemata», c’è un Sergio Cofferati che ha fatto la battaglia inversa, da sindaco di Bologna a capolista per le Europee perché, ha detto: la mia famiglia vive a Genova e io voglio fare il papà. Le scommesse su quanti interventi farà in Aula sono già incominciate.