Quelli che vogliono uccidere Berlusconi

Un dirigente modenese del Pd cerca su Facebook un killer che spari al premier: "Possibile che nessuno gli ficchi una pallottola in testa?". Le dimmissioni subito accettate dal partito. Il ministro Vito: "Il premier è nel mirino dei mitomani"

Roma - Lui, giovane promessa del Pd modenese, deve averci dato dentro col Lambrusco. O forse è soltanto fulgido esempio dell’escalation dell’antiberlusconismo in salsa democratica. Così, Matteo Mezzadri, cresciuto a pane, politica e aceto balsamico, l’aceto l’ha messo pure sul web. Sulla sua pagina Facebook ha buttato giù due righe: «Ma santo cielo, possibile che nessuno sia in grado di ficcare una pallottola in testa a Berlusconi?». Testuale. Della serie: cercasi killer per far fuori il premier. Immediati i commenti degli internauti amici. Due approvano il Mezzadri-pensiero, mentre un terzo, lo placca: «Matteo che dici? Le pallottole non si tirano in testa a nessuno! Lo sai che ti stimo ma non dire queste cose che non rendono giustizia alla tua intelligenza».

Sulla carta, il giovane Matteo non sembra un contemporaneo Che Guevara della bassa: diploma in fisica, laureando in ingegneria, un pedigree di tutto rispetto quanto alle cariche politiche nel feudo rosso emiliano: segretario della sinistra giovanile, membro della segreteria provinciale, rappresentante all’assemblea nazionale dei Giovani democratici, componente della segreteria del circolo del Pd di Savignano. Dice di sé: «Ho deciso di impegnarmi in politica convinto di poter vantare esperienza nella comunicazione con i giovani e nella capacità di percepire e riportare le nostre esigenze, con occhio attento al futuro». Speriamo non comunichi troppo con i giovani le proprie esigenze se sono quelle di veder qualcuno sparare in testa al prossimo. L’aspirante cattivo maestro sogna la P38 e un revival degli Anni di piombo.

Il suo «cercasi killer» sta lì per un po’, su Internet. Fino a quando non se ne accorgono due consiglieri regionali del Pdl: Enrico Aimi e Bruno Rinaldi: «Un’autentica vergogna che si commenta da sé - tuonano -. Strani pensieri per un giovane di primo piano delle battaglie non violente». La frittata è fatta. Dopo un pomeriggio di fuoco, il giovane Matteo si cosparge il capo di cenere: «Chiedo scusa a tutti, amici e meno amici, a partire da Berlusconi. E mi dimetto dalle cariche del Pd, attendendo dal partito eventuali provvedimenti nei miei confronti. Il mio è stato un linguaggio che nessuno dovrebbe avere». Dal partito, un «prego, vai»: «Il Pd modenese ha accolto le dimissioni di Matteo Mezzadri da tutti gli incarichi».

Che di Mezzadri o di aspiranti seguaci del suo delirante appello ce ne siano tanti in giro, a furia di fomentare odio contro il premier, ne è convinto il ministro per il Rapporti con il Parlamento Elio Vito. Il quale, rispondendo alla Camera a un’interrogazione di Emanuele Fiano (Pd), ha riconosciuto che: «Berlusconi, in ragione della sua esposizione mediatica, può essere oggetto di contestazioni... Non escludendosi a riguardo anche in gesti violenti di mitomani isolati, difficilmente individuabili». Esattamente come dichiarato dallo stesso Cavaliere qualche giorno fa.