Quelli di «Officina Italia» hanno lo sdegno facile E la memoria molto corta

Officina Italia, il festival letterario ideato e curato da Alessandro Bertante e Antonio Scurati (la cui quinta ed ultima edizione si terrà a Milano tra il 20 e il 22 ottobre alla Palazzina Liberty), è un festival per niente ideologico e tutto orientato alla cultura. Per rendersene conto basta leggere il comunicato di presentazione che spiega il tema («La capitale immorale»), trattato come sempre da un gruppo molto numeroso di autori: «Giunta alla quinta e ultima edizione Officina Italia affronta di petto l’immaginario letterario di Milano, città che negli ultimi tre decenni ha vissuto una decisa crisi d’identità, smarrendo la sua originaria vocazione di metropoli aperta, accogliente e soprattutto innovativa. Ma l’importante svolta politica di questa primavera ha aperto scenari inediti e incoraggianti. Prospettiva che vogliamo indagare attraverso i brani degli scrittori invitati a partecipare a questa ultima edizione...».
Insomma, chi per anni ha parlato di Milano come «capitale morale» - e lo ha fatto un bel pezzo di centrodestra - si becca subito delle belle sberle in faccia, letterariamente parlando. Ovviamente negli ultimi trent’anni (di cui quasi venti governati dal centrodestra) non è successo niente di buono... Meno male che con l’arrivo del nuovo sindaco Giuliano Pisapia si respira tutta un’altra temperie culturale... In tre mesi tutto diverso. Per carità, un’opinione come un’altra. Se però fosse stato uno scrittore di altro orientamento politico a parlare di «importante svolta politica... che ha aperto scenari inediti e incoraggianti» quando furono eletti Roberto Formigoni o Letizia Moratti, sarebbe stato crocifisso all’urlo di «servo». Ma anche qui siamo per carità nell’ambito delle opinioni. Il fatto però che Officina Italia negli anni scorsi avesse «il patrocinio e il contributo del Comune di Milano-Assessorato alla Cultura» però non è un’opinione. È un fatto. Sputare nel piatto in cui si è mangiato, poco o tanto non importa, non è mai bello.