Ma quelli di sinistra non leggevano di più?

La notizia è di due o tre giorni fa, ma la riassumo perché dubito che sia entrata nella top ten della settimana. Dunque: nella manovra economica in via di approvazione è previsto un robustissimo taglio dei contributi pubblici per l’editoria. Tanto per parlarci chiaro: fino a poco tempo fa lo Stato finanziava i giornali di partito e quelli editi da cooperative e realtà no profit: adesso non lo farà più. E tanto per parlarci ancora più chiaro: spesso figuravano come «di partito» giornali che non erano di nessun partito, e che avevano trovato l’escamotage di farsi eleggere a quotidiano ufficiale di fantomatici gruppetti composti da due o tre parlamentari.
Comunque. Alla notizia dell’imminente taglio dei contributi, il direttore di Liberazione Piero Sansonetti ha rilasciato la seguente dichiarazione che riporto per intero: «Questa norma, se sarà lasciata così com’è, provocherà la chiusura, nel giro di un paio di mesi al massimo, ma forse anche prima, di alcune decine di testate giornalistiche, tra le quali il manifesto, l’Unità, Liberazione, il Secolo, la Padania, Europa, Avvenire. Alcuni di questi giornali sono sostenuti da gruppi editoriali privati potenti e ricchi, altri da partiti robusti e in grado di finanziarli; altri ancora, per vivere contano soltanto sulle proprie forze, sulle vendite, sul finanziamento pubblico. Se si chiude il rubinetto del finanziamento pubblico e si stabilisce che il diritto a informare sia riservato a chi possiede capitali necessari, almeno due di questi giornali, Liberazione e manifesto, dovranno dichiarare fallimento e sparire dalla circolazione. Con la conseguenza che l’Italia, unico paese in Europa a non avere una rappresentanza parlamentare della sinistra tradizionale, si troverà senza giornali di sinistra. Potremmo dire che la stampa di sinistra sarebbe chiusa per legge».
Non voglio entrare nel merito. Mi limito a scorgere nelle parole di Sansonetti una pur parziale smentita a un vecchio luogo comune: quello della «superiorità culturale» della sinistra. Non si era sempre detto, tra le altre cose, che a sinistra si legge di più? Che quelli di sinistra comprano i quotidiani e quelli di destra quando va bene in edicola ci vanno per prendere Quattroruote? Auguro lunga vita a tutti i giornali, compresa Liberazione, il cui direttore peraltro mi pare simpatico. Credo però che se in Italia la stampa di sinistra rischia di sparire, non è perché «viene chiusa per legge». E credo che la sinistra dovrebbe riflettere sulle poche copie che vende, più che invocare - com’è nella sua tradizione - l’intervento dello Stato, che poi è quello dei contribuenti tutti.