«Quello che i giornali non vogliono scrivere»

Questa lettera è arrivata al Giornale in forma anonima e quindi doverosamente prima della pubblicazione è stata «depurata» da illazioni, pregiudizi e insulti. Questo intervento riporta però un concetto che sta dilangando nella Genova genoana, per questo abbiamo deciso di pubblicarne un sunto.
Dobbiamo tenere a mente che solo restando uniti potremmo contare come forza di contrapposizione ai piani che evidentemente sono alla base dell’attacco a Enrico Preziosi e alla stessa indipendenza del Vecchio Balordo.
C’è chi vuole impadronirsi indirettamente della società rossoblù insediandovi come presidente un fantoccio alle sue dipendenze. Anche Garrone preferirebbe competere con un altro proprietario: sa che nel breve periodo non è possibile pensare ad una fusione effettiva (troppo impopolare). Il petroliere nella sua prima intervista è stato esplicito nel disegnare i contorni del suo progetto: un Vecchio Balordo subalterno. Il secondo punto fondamentale è la contemporanea distruzione del vecchio impianto di Marassi per privare per sempre il Vecchio Balordo della sua potenziale indipendenza economica, costruendo anche un nuovo stadio, magari a Trasta.
La grande colata di cemento era già ipotizzata sin dal 1981 in una riedizione dell’operazione Fiumara ma in riva ad altro torrente. Inserire un nuovo ipermercato alla faccia del blocco della grande distribuzione, sarebbe facile compito ed il gioco sarebbe fatto senza opposizione ne veti da parte dei colleghi di coalizione di Comune e Provincia. E a costruirlo sarebbero ovviamente le Coop rosse.