Quello che Marco non poteva dire

Prodi e il governo avrebbero voluto sentire da Marco Tronchetti Provera qualche cosa di diverso. Gli analisti e la Borsa avrebbero voluto sentire qualche cosa in più. Perché la riorganizzazione annunciata ieri dal numero uno di Telecom non chiarisce, almeno formalmente, gli interrogativi che gravano sul gruppo: quelli relativi all’indebitamento (41,3 miliardi) e a una catena societaria in cui si fa sentire la «strozzatura» di Olimpia (controlla l’ex monopolista con il 18%) e in cui i valori di bilancio non corrispondono a quelli reali. Troppo però Tronchetti non poteva dire e lo ha spiegato ieri agli analisti che gli chiedevano di un possibile superdividendo per Olimpia: «È una domanda alla quale non posso rispondere. Non abbiamo preso decisioni di vendere asset né sappiamo quanto incasseremmo nel caso venissero venduti». Tutto vero. Ma la strada intrapresa è ormai chiara: Tronchetti venderà Tim e Tim Brasile. L’incasso, 40 miliardi abbondanti, potrebbe essere utilizzato, mantenendo un livello fisiologico di indebitamento per Telecom, per far arrivare nuove risorse ai piani alti della catena di controllo. Con qualche soldo in più il problema Olimpia sarebbe risolto. Le incognite, certo, non mancano. A cominciare dalla valutazione di Tim e dall’accoglienza «politica» che un acquirente estero (e dall’estero non potrà che venire, data la dimensione delle somme coinvolte) troverà. Già nei giorni scorsi si è visto qualche cosa a questo proposito. Diverso il caso della rete. Qui Tronchetti Provera sembra volersi spingere, quanto a separazione con il resto del gruppo, dove nemmeno British Telecom è arrivata. Ma visti i numeri, in questo caso una vendita non sembra necessaria. Se poi arriverà un socio di minoranza, tanto meglio.