Quello che nessuno dice sulla Finanziaria 2009

È passata in secondo piano per la crisi Alitalia. Ma cela importanti novità

da Roma

Sono finiti i tempi delle maratone notturne quando nei meandri delle commissioni di Camera e Senato gli emendamenti alla legge di bilancio scomparivano e riapparivano con furtiva rapidità. La Finanziaria 2009, varata dal governo due settimane fa, è infatti costruita per evitare il solito «assalto alla diligenza» che ha fatto tribolare tutte le maggioranze parlamentari della prima e della seconda Repubblica, non ultima quella del fragile governo Prodi.
Passata in secondo piano a causa della vicenda Alitalia e della contingente crisi finanziaria globale, la legge di bilancio dell’anno prossimo contiene in sé importanti novità. Innanzitutto è composta di soli tre articoli. Il primo riguarda il saldo da finanziare per il 2009 (33,6 miliardi al netto di 7,07 miliardi per regolazioni debitorie) e per gli anni successivi. Il secondo contiene le proroghe di alcune agevolazioni fiscali, gli stanziamenti per i rinnovi contrattuali e il riordino dei trasferimenti all’Inps. Il terzo contiene fondi e tabelle sugli stati di previsione del bilancio pubblico.
Come ha detto il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, è una Finanziaria «light», leggera. Il grosso del lavoro è già stato svolto con l’approvazione del decreto legge sulla manovra triennale, tutto incentrato sui risparmi di spesa e su misure importanti come la detassazione degli straordinari, l’abolizione dell’Ici sulla prima casa e la razionalizzazione della Pa. Molte altre misure come la social card per le fasce più deboli sono contenute nel ddl sviluppo all’esame della Camera. Di qui il fatto che la Finanziaria sia circoscritta alla proroga di alcuni vantaggi come le detrazioni sugli abbonamenti all’autobus e per le ristrutturazioni edilizie, il bonus per gli asili nido e le agevolazioni per l’agricoltura e per la pesca.
In Parlamento, pertanto, ci dovrebbe essere solo una «discussione di principi». Ed è probabile che alle opposizioni non resti che concentrare l’artiglieria sulla discussione della nota di aggiornamento al Dpef che ha tagliato le stime di crescita dell’economia italiana nel 2008 dallo 0,5% annuo allo 0,1. Incolpando Berlusconi della crisi dei mutui negli Usa.