QUELLO CHE PRODI NON RIESCE A CAPIRE

Dedichiamo questo articolo ad alcuni di quei geni che circondano il genio capo, il professor Romano Prodi che ancora non ci ha detto come faceva a sapere l’indirizzo dei brigatisti di via Gradoli. Oggi però non tratteremo l’importante argomento dei tavoli a tre zampe, ma parleremo di sicurezza e terrorismo. Sapete già quel che è successo ieri in Gran Bretagna: un cospicuo gruppo di cittadini del Regno Unito di origine pachistana aveva preparato una catena di attentati sugli aerei in partenza per gli Stati Uniti che avrebbe provocato migliaia di morti, usando ordigni esplosivi liquidi in grado di superare i controlli. Il fatto conferma quanto avevamo già detto alcuni giorni fa, quando abbiamo appreso con orrore del piano della sinistra italiana consistente nel mettere la sicurezza del Paese a repentaglio pur di raccattare voti degli immigrati che dovrebbero diventare cittadini italiani dopo cinque anni.
Non ci impressiona il fatto che si dia la cittadinanza ai peruviani piuttosto che ai filippini, ma che la si dia agli islamici. Non sappiamo se Prodi l’ha capito o se glie lo spiegherà il famoso equivicino ministro degli Esteri quando tornerà dai Beirut, ma pare che gli islamici siano un problema. Lo dicono a Londra, a Parigi, a Berlino, a Madrid, a Oslo, tutti posti dove hanno deciso di tirare i freni.
Inoltre, i musulmani non sono un problema legato alla povertà, infatti molti terroristi sono ricchi sfondati. E non si tratta neanche di una questione legata al conflitto fra Israele e i suoi vicini, perché non è quello il centro del loro mondo.
Il centro del loro mondo, esimio signor Prodi-Tre Zampe, siamo noi occidentali: pare che loro ci odino per quello che siamo e rappresentiamo a casa nostra, non a casa loro. Odiano le donne che non siano schiave e mute. Odiano la democrazia, la tecnologia e l’arte. Non sanno che cosa sia la storia perché nella loro mente sincronica non esiste l’elemento che per noi è rappresentato dallo scorrere dei secoli, delle mode, delle scoperte scientifiche.
Per loro tutto è piatto, per loro tutto è sangue da versare. E quando gli dai la tua cittadinanza, il tuo passaporto, la tua lingua, i tuoi costosissimi servizi sociali, i tuoi seggi in Parlamento e negli enti locali, loro non per questo si sentono più inglesi, o francesi, o olandesi, o svedesi. Figuriamoci quanto si sentirebbero italiani. Molti di loro, certo non tutti, vogliono semplicemente distruggere la nostra civiltà e sognano lo stesso califfato mondiale che inseguono da quando esiste la loro religione che è una raccolta di precetti militari. Gliela dia, Mister Three-Legs, la cittadinanza italiana, strappi per loro tutti i crocefissi dalle scuole e da ogni luogo pubblico, li curi e li faccia studiare a nostre spese e vedrà quanti bei kamikaze come quelli che hanno già colpito Londra, Parigi e Madrid realizzeranno il tipo di bomba adatto all’Alitalia, magari parlando con accento milanese o romanesco. Osservi piuttosto quel che ha fatto il suo amico Zapatero che ha trattato l’invasione islamica con un occhio umido di nostalgia per Filippo Secondo, buttandoli a mare. Si faccia spiegare da Schröder (quando era in carica) e dalla Merkel, quali contromisure ha preso la Germania insieme ai Paesi civili e democratici per difendersi dalla conquista islamica.
E poi ci venga a parlare di nuovo di regalare la cittadinanza agli immigrati musulmani che già oggi stazionano e bivaccano (i maschi) nelle nostre città facendola da padroni. E non ci dica che siamo razzisti, perché della razza (che non esiste) ce ne infischiamo: che vengano pure giapponesi e svedesi e gli africani non musulmani, se ne può discutere. Ma questo governo, che non ha il consenso popolare né un Parlamento che lo sostenga, non si azzardi per fare cassa di voti a vendere la nostra sicurezza come cosa sua agli islamici. Non faccia sciocchezze. O, se deve farle, almeno prima riunisca in una apposita seduta spiritica il Consiglio dei ministri e si lasci guidare, come è suo costume, dall’ombra di don Sturzo che in genere porta con sé un nodoso bastone.
p.guzzanti@mclink.it