QUELLO CHE GLI UOMINI DICONO

Innanzitutto, per l’ennesima volta, grazie. Grazie per la solidarietà che ci avete dimostrato dopo la pubblicazione sul Secolo XIX del comunicato del comitato di redazione, il sindacato interno allo stesso Secolo, e dell’Associazione ligure dei giornalisti, il sindacato unico della stampa. In quel comunicato, si affermava testualmente che «nei giornali in edicola nei giorni di sciopero la libertà, se mai è esistita, è finita da tempo». E si diceva che «sarebbe un atto di dignità e di igiene civica» lasciare in edicola quei giornali, fra cui il nostro.
Ringrazio tutti coloro che ci hanno scritto e ci hanno telefonato per dirci che stanno con noi. Che sono d’accordo con noi quando pensiamo che sia libertà quella di scioperare, così come è libertà quella di non scioperare. Che non condividono una parola di quelle scritte dal Cdr del Secolo e dal sindacato dei giornalisti di casa nostra. Soprattutto, perchè credo che confrontarsi e dibattere liberamente - come abbiamo fatto qualche mese fa con il capo del sindacato Marcello Zinola sugli schermi di Telecittà a Zona rossa, in una serata a mio parere molto utile - sia il miglior modo di affrontare i problemi. Qualsiasi problema.
Invece, penso che non sia utile a nessuno pontificare di libertà di stampa e poi dimostrare di non conoscere il significato profondo della parola libertà. Rispettiamo profondamente coloro che scioperano, pur non condividendone la scelta, e lo stesso rispetto lo pretendiamo per chi non sciopera, tanto più se non è iscritto al sindacato. È l’abc della convivenza civile. Poi, come sempre, lasciamo ai lettori l’onere di farsi un’idea finale su tutta questa storia.
Quanto alla qualità della nostra informazione, lasciamo giudicare anch’essa ai lettori. Per quanto mi riguarda, sono orgoglioso, ad esempio, degli articoli di Monica Bottino sul caso di Maria, compreso quello di oggi. Così come lunedì ne ho apprezzato, ad esempio, uno proprio di Marcello Zinola, proprio sul Secolo.
Credo che la libertà consista in questo. Nell’essere uomini sempre e nel dire sempre quello che, a volte, gli altri non dicono. Magari perchè lo spazio in cui potrebbero dirlo è occupato da comunicati sindacali.