Quello Scajola in stile «montaliano»

(...) Pensai che candidarmi aveva la stessa forza simbolica di un tatuaggio, un rito di passaggio a cui era vile e opportunista sottrarsi. Dedicai, in cuor mio, a Claudio Scajola quella fatica e quel che ne conseguì.
Ricordo due incontri.
Il primo, formale, nel suo studio di Imperia: sono sorpreso di sentirmi assolutamente a mio agio, i suoi occhi, mentre gli racconto i miei progetti per il Ponente Ligure, sono sorridenti, curiosi, infondono energia. La sua voce ferma, decisa; le sue parole, da ligure, essenziali come montaliani ossi di seppia.
Il secondo, casuale, in una assolata Oneglia d'agosto: è alla guida della sua macchina ed io arranco verso la stazione, schiantato dal caldo. Mi chiede che ci faccio io lì. Fermi a parlare non ci si può stare, per via del sole a picco. Mi dice di salire e mi accompagna in stazione.
Tutto qui, semplicemente.
Credo che gli uomini si riconoscano nella dignità con cui sanno affrontare il dolore, la caduta. E da judoista so che non importa quante volte cadi, l'importante è quanto in fretta ti rialzi.
Sono con Claudio Scajola.