Quello «scolmatore» iniziato e mai finito

Bastavano 50 miliardi, allora, primi anni Novanta, per mettere definitivamente in sicurezza il rio Fereggiano. Bastavano a costruire uno «scolmatore», parolone affascinante e un po’ misterioso che, tradotto dal politichese, rende l’idea: significa un canale artificiale che funziona come una sorta di by-pass in caso di piena per convogliare le acque in eccesso e farle sfogare in mare. Il progetto, figlio di un’intuizione di Carlo Dispenza, potente assessore socialista della giunta comunale guidata dal repubblicano e farmacista Cesare Campart, era bell’e pronto. Lo ricorda, con nostalgia mista a un po’ di rabbia, Tullio Mazzolino, professione commercialista, anch’egli più volte assessore comunale e storico esponente della Dc ligure, anche come capo corrente, fino al 1992. «La realizzazione dello scolmatore - spiega Mazzolino - era ormai avviata, si trattava, semplicemente e ragionevolmente, di mandare avanti i cantieri e portare a termine la costruzione di quei 6 chilometri o poco più di tubatura sotterranea fino all’altezza della spiaggia di San Giuliano». Ma l’incidente di percorso è in agguato, sotto forma di sindrome di Tangentopoli: scoppia lo scandalo - che si sarebbe completamente sgonfiato oltre dieci anni dopo - e coinvolge due assessori della stessa giunta Campart, socialisti e, guarda caso, lanciatissimi, Roberto Timossi e Giuseppe Saitta. Roba di tangenti, da cui usciranno perché «il fatto non sussiste», ma intanto... Il cantiere è chiuso, il Comune paga una penale di 9 miliardi, e si blocca tutto. Né le giunte successive guidate da Romano Merlo e Claudio Burlando risolvono il problema, anzi: Merlo «scivola» sulle presenze ufficiali (oltre 1 milione e 300mila visitatori) e reali (neanche 800mila) delle Colombiane, Burlando (maggio 1993) paga addirittura con l’arresto l’inchiesta sulla realizzazione delle infrastrutture, in particolare del sottopasso che è stato completato in fretta e furia e risulta più «basso» del dovuto, tanto che non ci possono transitare i mezzi pesanti. Risultato: il commissario prefettizio Vittorio Stelo si occupa di ordinaria amministrazione, non ci pensa nemmeno di rimettere in moto la pratica e aspetta che siano le nuove elezioni a indicare il nuovo primo cittadino. Sarà lui, se mai, a prendersi la responsabilità. La galleria, si fa per dire, è ferma ai primi 900 metri, tale resterà, da San Giuliano a via Montallegro, diventando ben presto ricettacolo di topi e rumenta, rumenta e pantegane. Intanto viene eletto sindaco Adriano Sansa, che da buon magistrato dalla coscienza «in servizio permanente effettivo» deve aver esaminato a fondo il progetto senza restarne molto convinto (proprio come, negli stessi anni, non lo convince quello della metropolitana). È la pietra tombale. Anche se, su Genova, ogni tanto, continua a piovere a dirotto.
(1 - continua)