Quello strano piacere di amare Milano

Una voce fuori dal coro. Un architetto originale, con idee in contrasto con molti dei suoi colleghi. Ama Milano, e la trova bella e vivibile: «Basta sapere aprire gli occhi» risponde con una semplicità un po’ spiazzante. Non è un caso che la mostra, ospitata da domani allo Spazio FMG Fabbrica Marmi e Graniti per l’architettura (via Bergognone 27, 02-89410320) si intitoli Il piacere della città. Progetti manifesto di Italo Rota.
In mostra due lavori in corsi a Milano e Palermo. Come mai queste due città? Cosa le accomuna?

«Sono agli estremi dell’Italia, ma in fondo sono simili. Rappresentano infatti due forme estreme di sofisticazione: qualità, bellezza ed eleganza si mescolano alla perversione degli abitanti, che a Milano si declina nel parlare sempre male della propria città. I milanesi sono come Tafazzi, ha presente? Il personaggio interpretato da Giacomo Poretti, del trio Aldo Giovanni e Giacomo, che saltella prendendosi a “bottigliate” sui genitali e traendone piacere. Naturalmente indossa un rinforzo sulle parti intime. Ecco questa è l’immagine che secondo me rappresenta la meglio i milanesi».
Tornando alla somiglianza tra Milano e Palermo...
«L’Italia vive un problema da Nord a Sud: l’impasse, cioè una sorta di blocco creativo, di immaginazione e progettuale. Siamo incapaci di rinnovare il paesaggio, viviamo nel passato. Il risultato? Le periferie dell’impero vengono realizzate in Italia».
Un’allusione ai progetti in cantiere a Milano? CityLife, Santa Giulia, Garibaldi Repubblica sono tutti firmati da architetti stranieri...
«In discussione è la qualità dei progetti, che sono provinciali».
Si riferisce alle polemiche sui grattacieli?
«Critico le mezze misure, più che i grattacieli in sé. Milano è una città del Ventesimo secolo, quindi è giusto che si costruisca in altezza. Il discorso è che allora si sarebbero dovuti progettare edifici di 500 metri. Basta pensare a Dubai, dove ormai si realizzano solo grattacieli e i turisti vanno apposta a Dubai per vederli. Anzi, Milano è proprio una di quelle città dove appunto si potrebbero pensare palazzi altissimi».
Cosa possiamo vedere in mostra?
«Ho scelto progetti in corso a Milano e a Palermo, che fossero però di carattere culturale. Allo spazio FMG si potranno vedere rendering, disegni del teatro e del museo del Maciachini Center, all’ex Carlo Erba, due edifici un po’ particolari e una beauty farm. Non ci sarà invece l’Arengario - che ospiterà il Museo del Novecento, il cui cantiere sta procedendo a ritmo serrato -. Per Palermo il Lungomare del foro italico e la biblioteca del Parlamento siciliano».
Insomma quale sarebbe il piacere nella nostra città?
«In città c’è riservatezza individuale ma c’è anche la possibilità di fare degli incontri, si trova tutto e si impara a convivere con le differenze di culture, razza e religione».
Del verde cosa dice? È sufficiente?
«Il problema - e qui il cerchio si chiude - è come si vive la città: se i milanesi cominciassero a muoversi in bici...».
Ma si dice che non ci sono abbastanza piste ciclabili...
«Volendo si può fare tutto. Basta smettere di parlare, inforcare una bici e andare in un parco a leggere. Certo, se deve essere una questione mentale di calcolo del metro quadro di verde per abitante, allora non ci siamo».
E arrivano i Tafazzi...