Quello stupro sferza il Festival

Nel thriller di Forster, uno psichiatra tenta di salvare i suoi pazienti dal suicidio, fino al colpo di scena finale

Salvatore Trapani

da Berlino

Film in odore di premio alla Berlinale: Der freie Wille («Il libero arbitrio»), del tedesco Matthias Glasner. Un temuto stupratore (Jürgen Vogel), dopo l’ennesimo reato, viene arrestato e chiuso in un ospedale psichiatrico per nove anni. Ottenuta la libertà, non è completamente guarito ma ha scoperto come reprimere le proprie pulsioni. Il desiderio di una compagna lo sprona a avvicinarsi ad alcune donne, ma viene rifiutato. Finché conosce la figlia (Sabine Timoteo) del suo datore di lavoro, che se ne innamora. Ma il demone che si porta dentro unito alla rabbia per un ingiusto sospetto di tradimento, lo spinge a un nuovo stupro, stavolta con la morte della vittima. Colto dal rimorso, racconta tutto alla ragazza e nell’odio per sé fugge. Lei lo stanerà in una sperduta cittadina sul mare del Nord, per assistere al suo suicidio: l’unico gesto che gli resta per trovare la definitiva libertà. Un tema particolarmente sentito in Germania, dove molti sono i casi di violenza carnale, tanto che è stato proposto di somministrare agli stupratori farmaci inibitori a vita. Ma il regista si dichiara contrario: «Non voglio che il mio film istighi a drastiche decisioni politiche. La storia illustra il dramma di un caso tutto umano».
Ipnotico (per lo spettatore) è invece il film argentino El custodio di Rodrigo Moreno, in concorso. Una storia inusuale su una guardia del corpo (Julio Chavez) al servizio del ministro delle Costruzioni. Qualunque cosa faccia il suo protetto, anche quando va in bagno, lui è presente. Un’ombra pronta a solidificarsi in caso di pericolo, per tornare discreta. Il suo sogno più grande è immergersi nell’oceano, ma questo non lo ha mai detto a nessuno. Sa che prima o poi, se non lo fanno fuori, ci riuscirà.