Quell'uomo solo al comando

Di questa campagna elettorale brutta, sporca e cattiva come uno
spaghetti western, io ricordo solo un’immagine che non c’entra con i
comizi e nemmeno con la politica...

Di questa campagna elettorale brutta, sporca e cattiva come uno spaghetti western, io ricordo solo un’immagine che non c’entra con i comizi e nemmeno con la politica. È Berlusconi che cerca, do­po aver girato attorno, un contatto con Obama e poi gli racconta la dittatura dei giudici di sinistra in Italia. Potrei dirvi che non mi è piaciuta, che è stata inopportu­na, che in Italia ci sono molte ingiustizie ma la dittatura no. Non si risponde alle esagerazioni con le esagerazioni. Ma non è sul piano politico che vorrei dire; farò un bilancio dopo il voto.

Di quell’immagine, dopo lo sconcerto e il giudizio, mi è rimasto il lato umano. Ho visto un uomo solo, e la sua solitudine era evidente, non confortata da nessuno, nemmeno da Obama e dalla traduttrice. Ho visto un uomo provato ed erano visto­se le cicatrici sul volto e nello sguardo del­le sue battaglie con unghie, denti e tutto il fiato che ha in corpo. Un uomo solo, un singolo, che chiedeva attenzione, aiuto, protezione o almeno solidarietà, perfino affetto dai potenti della terra. Profonda­mente impolitico, solo umano e senile. Un uomo ossessionato dai giudici, ha ra­gione Bersani, a patto di aggiungere che quell’ossessione non è immotivata; an­che a essere salomonici è, sì, alimentata e ingigantita da lui ma è originata da una caccia all’uomo senza precedenti.

Quella stessa caccia all’uomo mimata con eufo­ria da sciacalletti e iene in video e sui gior­nali, anche suoi ex-alleati ed ex-dipen­denti a volte ai vertici della sua tv. Una mattanza di nemici misti a comici, di can­tanti misti a giudici. È morto, è morto, ri­petono; il toro è trafitto, domani stramaz­za... Questo spettacolo evoca la sindrome Piazzale Loreto, la vergogna per uno scempio, l’esposizione in piazza e la ma­celleria estesa alla vita intima. Fu il pecca­to originale della nostra democrazia. Non l’esecuzione ma la giostra del massacro, come riconobbe D'Alema. Seviziare un corpo, scalciargli il viso, infierire contro chi gli era accanto per amore. Viviamo in quella metafora. Non mi interessa in que­sto momento la politica o il voto. Volevo solo ritrovare nella bestialità di un clima, l’umanità di un gesto assurdo.