La Quercia ad alzo zero: elezioni senza garanzie Il Polo: calmate Fassino

Fini: «In politica non ci sono buoni e cattivi» Casini: «Persa un’occasione di autocritica»

Antonio Signorini

da Roma

La linea è quella decisa dal presidente dei Ds Massimo D’Alema: prima una piccola autocritica, poi rispondere colpo su colpo, e con la massima potenza di fuoco, a chi mette in dubbio la moralità dei Ds. Ma ieri il segretario della Quercia ha fatto un passo in avanti, inaugurando una guerra preventiva contro chi - a suo giudizio - vuole avvelenare le politiche 2006. «Si pone un problema, non abbiamo più la garanzia che con questo presidente del Consiglio e con questo governo si possa andare alle elezioni in un clima civile e di rispetto per tutte le forze politiche. È una grande questione democratica che si pone seriamente e su cui tutti devono riflettere», ha detto Fassino a margine di un incontro organizzato dal tavolo della pace ad Assisi. L’esecutivo della Casa delle libertà sta «cercando di arrivare alle elezioni nel clima più torbido, conflittuale e teso possibile. Tutto questo è grave e irresponsabile». Ancora più duro il suo attacco al premier che prende spunto dal caso Telekom Serbia: «Ci si era affidati a un millantatore come Igor Marini, a questo punto siamo di fronte ad una penosa scena di un presidente del Consiglio che fa l’imitatore di un millantatore».
Le parole del segretario Ds hanno suscitato l’ironia di Maurizio Gasparri, esponente di Alleanza nazionale che gli ha consigliato di rivolgersi a Kofi Annan per ottenere l’invio degli osservatori Onu. E la preoccupazione del portavoce del permier Silvio Berlusconi: «Meno male che Fassino stava entrando alla Tavola della pace... Ma non sarebbe il caso che qualcuno dei suoi lo calmasse?», ha detto Paolo Bonaiuti. Per il presidente della Camera Casini i Ds «hanno perso un’occasione per fare autocritica, e sono ricorsi invece alla tesi del complotto e della superiorità morale». Anche per il vicepremier Gianfranco Fini il caso Unipol deve servire «a far comprendere a tutti che non ci sono buoni e cattivi, che non ci sono coloro che sono moralmente superiori ad altri».
Ieri, oltre a Fassino, sono scesi in campo tutti i pezzi grossi del partito uniti nel respingere gli attacchi e criticare la mossa di Berlusconi. «Se aveva notizie di reato doveva andare prima in procura», ha accusato il responsabile economico Pierluigi Bersani, dalemiano che evoca complotti e metodi da estrema destra: «C’è qualche attore nei sottoscala del potere che vorrebbe darci olio di ricino e metterci la pistola alla tempia».
Il clima è cambiato anche rispetto all’estate scorsa. E la sinistra interna si stringe intorno al segretario denunciando la «campagna di criminalizzazione basata sul nulla» inaugurata da Berlusconi (Fabio Mussi, intervistato da l’Unità). I Ds, ha assicurato il presidente dei senatori Gavino Angius, sono «tranquilli, sereni. Anche un po’ inca.....». Ma la Quercia ha mandato dai magistrati responsabili delle inchieste il senatore e noto avvocato Guido Calvi. Anche lui, all’uscita dal tribunale, ha attaccato il premier e poi ha spiegato la ragione della visita: «Dai giornali abbiamo appreso che Berlusconi si è recato alla Procura della Repubblica di Roma per riferire quanto sarebbe a lui noto in relazione all’indagine su Unipol. Da quanto è possibile capire mi sembra che siano considerazioni politiche e di nessuna valenza processuale».
La questione interessa soprattutto gli addetti al settore e dalla conferenza nazionale sulla giustizia dei Ds sono arrivate letture a tinte fosche. Come quella di Massimo Brutti, responsabile giusizia del partito che ha descritto uno scenario orwelliano. «Il presidente del Consiglio - ha spiegato - si avvale con ogni probabilità dell’attività di pubblici ufficiali infedeli e, riteniamo, di investigatori privati, per questa attività che è indegna di un uomo di governo e dovrebbe essere universalmente condannata. Abbiamo la convinzione - ha aggiunto - che sia in corso un’attività para-investigativa, che è alla ricerca di veleni da mettere in circolazione nella campagna elettorale». Il capogruppo alla Camera Luciano Violante ha invitato tutti a riflettere sulla figura del premier. «Uno che raccoglie dossier falsi e che si appresta a fare una campagna contro l’opposizione».
Toni duri che non sono piaciuti al coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi: l’intervento di Violante, mira «come sempre ad instillare nella vita politica italiana i germi della guerra civile e ad alimentare un clima di pericolosa violenza verbale». Il vicecoordinatore degli azzurri Fabrizio Cicchitto cerca di dare una spiegazione all’«indegna gazzarra che il centrosinistra sta scatenando in queste ore». Il fatto è che «è stata smontata l’immagine dei Ds come partito senza macchia e senza paura, i cui dirigenti non si sporcano mai le mani».