La Quercia è ancora viva e le banche la pignorano

I Ds sono confluiti nel Pd, ma i debiti non sono mai stati ripianati Gli istituti di credito bloccano i beni rimasti: i contributi elettorali

Roma - Malgrado siano confluiti nel Pd, i Ds esistono ancora (come tanti altri partiti spariti dalla scena ma vivi e vegeti come soggetti che incassano ancora rimborsi elettorali: la Margherita, l’Ulivo, la Casa delle Libertà, Alleanza Nazionale, Forza Italia, l’Unione...) e insieme a loro sopravvivono anche i debiti. I problemi si trascinano da anni, ma ultimamente c’è una novità, come racconta il libro di Paolo Bracalini Partiti Spa (Ponte alle Grazie, pp.350, euro 14) da oggi in libreria.

Novità come quella che notano i revisori dei conti della Camera dei Deputati nel marzo 2011, nell’analizzare i bilanci presentati dai Ds nel 2009. E cioè 11.104.088 euro di contributi elettorali non erogati al partito da cui vengono Bersani e D’Alema «poiché sussistono a carico del Partito stesso n. 3 pignoramenti presso terzi, notificati sia alla Camera che al Senato, che hanno determinato il congelamento dei rimborsi per l’anno 2009».

I Ds sono cioè morosi, e quindi le banche che hanno concesso i prestiti hanno fatto istanza di pignoramento degli unici beni pignorabili, i crediti elettorali con lo Stato. Le banche in questione sono numerose e importanti: Intesa Sanpaolo, Carisbo, Bnl, Medio Credito, Efibanca, Mps, Unicredit, Popolare di Milano, Popolare di Verona, Carifi. Il contenzioso riguarda parecchi soldi, 182 milioni di euro totali di debiti, tutti verso istituti bancari, costituiti in vario modo.

Per 27 milioni di euro sono debiti ereditati della partecipata Arca società editrice de L’Unità S.p.A. (in liquidazione), altri 121 milioni per mutui, e 31 milioni di euro di debiti «per anticipazioni contributi elettorali del Partito». Significa che i Ds hanno venduto i crediti elettorali a qualche banca, hanno incassato i soldi ma si sono dimenticati di girare alla banca qualche decina di milione di euro... I debiti verso le banche invece di calare sono aumentati, di circa 2 milioni di euro rispetto all’anno precedente. Nella parte relativa ai «debiti per mutui» con le banche, il saldo debitorio di D’Alema e compagni nel 2009 era composto da 180 milioni, all’ultimo consuntivo siamo arrivati - come dicevamo - a 182 milioni, di cui 132 esigibili «entro 12 mesi». Insomma, un bel problemino che però gli abili amministratori ex comunisti sapranno risolvere in fretta. «In merito alle voci di debito - spiegano gli amministratori dei Ds - si comunica che è in corso un contenzioso con gli istituti creditori».

E non sono solo le banche a chiedere soldi. Gli eredi del Pci hanno una lunga lista di creditori. Ci sono (al 31 dicembre 2010, ultima data certificata per i conti del partito) 554mila euro di debiti verso fornitori, 94mila euro di debiti tributari, 140mila euro «verso istituti di previdenza» che riguardano cioè i debiti su retribuzioni e collaborazioni, e poi altri 1,6 milioni di euro di debiti che i Ds si accollano dalle loro partecipate. Il partito della Quercia, anima del Pd, sostiene fortemente la campagna per un fisco severo del governo Monti, ma per quattro anni di seguito (dal 2000 in poi) si era «dimenticata» di versare i soldi all’erario. Ma tutti (o quasi) questi debiti sono stati saldati, ricordano nel 2010 i tesorieri dei Ds. Meno male.

Anche 84 dipendenti dei Ds vantano crediti da lavoro dipendente verso il partito. Ugo Sposetti sembra sicuro: «Entro la fine dell’anno 2011 dette somme dovrebbero essere assegnate e quindi il pagamento dei dipendenti potrebbe diventare concreto». Un vecchio comunista ha sempre fede nel «sol dell’avvenire»...