Quercia e Margherita bloccano la clemenza «Vogliamo l’indulto»

Amnistia, rispunta una vecchia proposta di legge. Castelli agli assenteisti: «Dovete vergognarvi»

Marianna Bartoccelli

da Roma

Si riparte dall’indulto per i reati con pena «edittale», cioè prevista, di due anni. L’amnistia potrà essere inserita con un «emendamento». Il grande battage di questi giorni portato avanti da Marco Pannella e dalla Rosa nel pugno, e sostenuto dalla firma di 207 deputati, riporta dritto alla commissione giustizia e alla ripresa del testo che prevede solo l’indulto, e che fu messo da parte nel 2003 per mancanza di accordo tra i vari partiti. Il che impedisce il raggiungimento del quorum dei 2/3 previsto per questo tipo di leggi. Già nel 2003 la montagna partorì un indultino, che consentì a circa 6.000 detenuti di uscire, e di questi 1.500 sono ritornati in carcere per avere reiterato il reato.
La proposta di legge che era stata messa a punto allora dal vicepresidente della commissione, Nino Mormino, adesso verrà «riaperta» per consentire l’inserimento di nuovi emendamenti sull’amnistia e andare in aula il 10 gennaio. Così ha deciso la commissione giustizia che il presidente Pecorella ha immediatamente convocato dopo il dibattito parlamentare, su mandato dello stesso presidente Casini.
Seduta straordinaria. Richiesta da 207 parlamentari di tutti i partiti (tranne la Lega), la seduta, convocata da Casini ieri mattina alle 9.30, ha visto la presenza di 136 deputati. Di questi 93 erano del gruppo dei firmatari del documento di Roberto Giachetti, della Margherita, promotore dell’iniziativa.
«Un flop», hanno sottolineato molti della maggioranza. «Invito chi ha firmato per il dibattito sull’amnistia - il monito del ministro della Giustizia Roberto Castelli - e non si è presentato in aula a vergognarsi profondamente». «Un dibattito finzione», ha accusato Sgarbi. «Una presenza straordinaria, rispetto ad analoghi lavori parlamentari», è stato il parere di Marco Pannella. Il dibattito ha messo in evidenza le differenze trasversali dei vari partiti. An, con Maurizio Gasparri, ha riconfermato il suo no a qualunque gesto di clemenza e criticato la convocazione di una seduta straordinaria «che non porterà a nessuna legge». Così la Lega, con Carolina Lussana, che ha accusato di «opportunismo sia Pannella che D’Alema». No all’amnistia, sì all’indulto, è stata in sintesi la posizione ribadita da Anna Finocchiaro per i Ds. Ripresa negli stessi termini da Giuseppe Fanfani della Margherita che ha stigmatizzato l’assenza del ministro di Giustizia, Roberto Castelli. A favore di amnistia e indulto invece i gruppi minori. Non soltanto la Rosa nel pugno, ma anche Rifondazione, il Pdci e i verdi. «Sono sicuro che se si va allo scrutinio con voto segreto dentro l’Unione sono molti di più quelli che voterebbero per una proposta in tal senso», ha dichiarato Roberto Giachetti a fine seduta, sottolineando che anche senza i voti di An e Lega, il quorum potrebbe essere raggiunto.
La commissione giustizia. A conclusione del dibattito la patata bollente è tornata tra le mani della commissione giustizia. L’ufficio di presidenza riunitosi dopo l’assemblea ha garantito che aprirà i termini di inserimento di nuovi emendamenti alla legge ferma da due anni. «Appena la commissione varerà il testo garantisco che andrà in Aula», ha promesso il relatore del provvedimento Nino Mormino. Spera di raggiungere il quorum necessario il presidente della commissione giustizia Gaetano Pecorella, da sempre a favore di un gesto di clemenza che comprenda sia l’amnistia che l’indulto. E prendendo la parola a nome di Forza Italia, durante la seduta straordinaria ha ribadito la necessità di attuare una legge che da tre anni giace in commissione.
«Dobbiamo stanare l’opposizione, o meglio i Ds e la Margherita», ha sottolineato Michele Saponara, sottosegretario all’Interno di Fi, anche lui d’accordo con la posizione di Pecorella. Il presidente della commissione ha ricordato come i provvedimenti di amnistia e indulto debbano andare di pari passo per avere un’efficacia reale e che da 15 anni non c’è più stato uno strumento «di correzione del sistema» di questo tipo. Un intervento condiviso dalla maggior parte dei sostenitori dell’amnistia. Da Egidio Sterpa di Fi a Fulvia Bandoli dei Ds, ad Alfredo Biondi di Forza Italia.
Dibattito inutile? Alla fine di cinque ore di intenso dibattito il presidente Casini ha preso atto delle diverse posizioni dei gruppi e ha rinviato tutto in commissione. «Così non si va da nessuna parte, lo sappiamo», ribadisce Roberto Giachetti, per il quale bisognava trovare il modo di andare in aula subito per garantire la votazione a scrutinio segreto a gennaio. «Anche D’Alema è andato alla manifestazione - ha ricordato accusando i Ds di opporsi all’amnistia -. Tornare in commissione non servirà».