La Quercia espelle chi è contro il Partito democratico

Tre consiglieri comunali siglano un patto di consultazione con il Prc. Rissa e minacce nei Ds. Salvi: «Metodi da Urss»

Paolo Bracalini

da Milano

Minacce di espulsione e accuse reciproche di «metodi sovietici». È un piccolo terremoto nei Ds, con epicentro il comune di Perugia. Divenuto banco di prova per le strategie nazionali della Quercia e cavia per gli esperimenti sulle due future formazioni della sinistra italiana: il Partito democratico (zona centrosinistra) e la Sinistra europea (zona sinistra radicale), che prenderà forma il prossimo 24 settembre. In mezzo, paurosamente oscillanti tra le due, i Ds appunto.
La prima scossa è arrivata pochi giorni fa quando tre consiglieri comunali diessini hanno firmato un «Patto di consultazione» con Rifondazione comunista. Un documento unitario per rilanciare «le ragioni della sinistra». Nella sostanza, un manifesto di parte dei Ds contro il progetto centrista del partito democratico, «indistinta formazione liberal-democratica», e un segnale della lotta per la spartizione del potere tra i Ds nella rossa Umbria.
Lo strappo dei tre consiglieri, legati alla corrente del senatore Cesare Salvi, ampiamente minoritaria in Umbria rispetto a fassiniani e dalemiani sistemati ai posti di vertice nell’amministrazione pubblica, non è stato gradito dalla dirigenza locale dei Ds. Il fassiniano Fabrizio Bracco, segretario umbro dei Ds, chiede il deferimento e minaccia l’esplusione dei consiglieri firmatari dell’intesa con il Prc: «È una cosa inaudita - spiega Bracco -. Non si possono utilizzare i voti dei Ds per disgregare il partito. Siamo un partito, non una bocciofila». E quando interviene Salvi in difesa dei suoi («Espulsione? Metodi da Urss») il segretario regionale della Quercia risponde a muso duro: «È singolare, lui quei metodi li conosce meglio di me».
La resa dei conti sarà domani, quando Salvi riunirà la sinistra umbra per rilanciare il progetto di un’alternativa al partito democratico. «È inaccettabile - spiega Salvi - che un’iniziativa politica, a mio avviso giusta, venga usata come pretesto per mettere a tacere una voce diversa da quella che si vorrebbe monolitica, come ai vecchi tempi del centralismo democratico». Intanto, il gruppo comunale dei Ds a Perugia ha votato compatto contro l’iniziativa dei tre consiglieri, chiedendo di fatto di cancellare l’accordo con il Prc per non incorrere nelle sanzioni previste. «Sottoscrivere un’intesa con un’altra forza politica è contro lo statuto del partito - spiega al Giornale il segretario perugino Ds Piero Mignini -. Per questo c’è una procedura di deferimento. La democrazia qui non c’entra nulla, noi dialoghiamo con tutti. Ma questa è una violazione delle regole».
Con Salvi e i tre consiglieri dissidenti c’è il senatore Paolo Brutti, mentre si registra però la defezione dell’altra ala della sinistra Ds, quella legata a Mussi, con il presidente della direzione regionale diessina Claudio Carnieri che prende le distanze e dissente dalle liti in corso. Totale appoggio invece dai Comunisti italiani e da Rifondazione (su Liberazione ieri un articolo in difesa dei diessini che «vogliono una nuova sinistra»), con il segretario regionale umbro del Prc Stefano Vinti che suggella poeticamente la firma del Patto, citando Mao: «Il primo di cento fiori che mi auguro sboccino presto anche altrove». La parafrasi è poi dello stesso esponente Prc: «In Umbria siamo alla terza tornata elettorale in cui la sinistra prende tra il 15 e il 17 per cento, non siamo quindi una presenza residuale». E il conto ora è sul tavolo dei Ds.