La Quercia fa gli scongiuri: "Faccia pure, sarà un flop"

La sinistra lo attacca: "Prenderebbe solo l’1,2% e così ce lo togliamo dai piedi"

Roma - Passato il primo spavento, quando è arrivato l’annuncio a sorpresa delle «liste Grillo», nei partiti del centrosinistra ora c’è chi comincia a ridere sotto i baffi.

Il perché lo spiega chiaro uno che di movimentismo e di piazze se ne intende e che sa annusare l’aria, come il verde Paolo Cento: «Le liste? Mi sa che stavolta Beppe Grillo ha fatto un bell’errore, e rischia grosso. Certo lui è paraculo, si limita a dire “fatele e io vi do il bollino” si tiene fuori. Ma un’operazione come la sua avrebbe senso in un’elezione politica nazionale, tipo alle Europee, e allora lì potebbe fare il boom e togliere parecchio al centrosinistra». E invece? «Invece alle amministrative non funziona così, a livello locale non ci sono i Grillo: finirà per imbarcare i De Gregorio di turno e per racimolare l’1% qua e il 2% là. Rischia di sgonfiare tutto».

Nei ds la pensano allo stesso modo: «Magari le facesse, queste liste! Farebbe una grande cazzata: prende l’1,2% e ce lo togliamo dai piedi», dicono. E lo stesso Prodi sembra pensarla così: «Non so quanti voti prenderebbe Grillo, ma un conto è l’appello generico. Altra cosa è presentare e formare le liste, scontrarsi con i problemi concreti. Si misurerà con le questioni concrete e lì nasceranno i problemi...», preconizza il premier.

Insomma, visto che non c’è niente di più impopolare dei partiti, l’idea che anche Grillo ci caschi e ne faccia uno, finendo nel loro stesso calderone, rassicura il centrosinistra. E, soprattutto dal Partito democratico, si fa a gara per battere su quel tasto: «Quello di Grillo sarebbe il trentaduesimo partito nazionale: non è certo una notizia esaltante per gli italiani», denuncia il ds Marco Filippeschi. Massimo D’Alema, intanto, continua ad inanellare fosche previsioni: «Normalmente dopo l’eliminazione dei partiti e dei politici l’esperienza è che i Paesi sono governati dai militari o dai banchieri o dai tecnocrati», avverte. Certo, ci può essere «un fascino momentaneo» nei proclami antipolitica, ma bisogna guardare alle loro «conseguenze». E mette in guardia: «Attenti a chi dice che la politica è una cosa sporca, perché sta facendo politica: non esistono società non governate».

Più meditabondo il ministro del Lavoro Cesare Damiano, diessino anche lui: quello di Grillo «è un fenomeno che va indagato e guardato con attenzione: non faccio parte dei politici che davanti a questo tipo di fenomeni chiudono gli occhi», perché certo anche secondo il ministro «la politica deve cambiare». Se Walter Veltroni, leader in pectore del Pd e grande sponsor della «Bella Politica» che dovrebbe sostituire quella (brutta) ora in voga, si tiene molto alla larga dal «fenomeno», non dà giudizi e non commenta; il veltroniano Zingaretti assicura che una risposta al comico e alle sue piazze che inveiscono contro il Palazzo già c’è, ed è manco a dirlo il Pd. E il suo «percorso aperto e partecipato» quanto altri mai: «Chi crede nel Pd - spiega - aveva capito prima la crisi della politica e la sua distanza dai cittadini».

Un altro ministro della Quercia, Vannino Chiti, preferisce invece evitare indulgenze e se la prende con chi insegue Grillo: «Voler distruggere i partiti è del tutto negativo, insensato e sbagliato. Essere ambigui e opportunisti su questo non fa l’interesse del Paese». Dunque, niente «giacobinismi», anche se certo «è necessario e indispensabile garantire stile e sobrietà nelle istituzioni».

La titolare della Famiglia, Rosy Bindi, se la prende coi Ds: «Sono stati masochisti a invitarlo», e si dice preoccupata dai possibili «pericoli per la democrazia» se il movimento di Grillo scendesse in politica e presentasse liste: «Trasformare un movimento antipolitico, spontaneo e anche un po’ arrabbiato in una sorta di partito è un rischio», avverte. Pierluigi Bersani invece taglia corto: «Un Paese non si governa con la rete. Grillo sa benissimo che ovunque c’è qualcosa che assomiglia alla democrazia, ci sono i partiti», dice il ministro per lo Sviluppo economico. Certo, ammonisce, «sarebbe un errore, quando la febbre c’è, dare la colpa al termometro». E però «sarebbe altrettanto sbagliato dirci “vaffa” da soli tanto per stare nel movimento...». E conclude: «Ci vogliono politici che dimostrino di credere nelle cose che fanno e di rischiare anche qualcosa».