La Quercia: Mimun via dal Tg1

Anna Maria Greco

da Roma

Nuova maggioranza, nuovo direttore del Tg1, magari nuova Rai. La Quercia già chiede la testa di Clemente Mimun. L’attacco viene dal responsabile dell’Informazione dei Ds, Fabrizio Morri, che dice a Pierluigi Diaco, su Canale Italia: «Non spetta a me deciderlo, ma credo che presto dovrà cambiare il direttore del Tg1. Mimun ha diretto in maniera del tutto parziale il primo telegiornale del Paese. Comunque, bisognerà fare prima un nuovo direttore generale, mentre sono convinto che il Cda può continuare a lavorare». L’eventuale successore di Alfredo Meocci, avverte Morri, dev’essere una figura «di tipo manageriale».
Dichiarazioni che suscitano le proteste indignate del centrodestra. Ma anche la seccata reazione del presidente Ds della Rai, Claudio Petruccioli. Che conferma la sua stima a Mimun, «professionista di grande valore sul cui apporto la Rai conta anche per il futuro» e auspica che i politici dedichino attenzione al servizio pubblico, ma evitino «giudizi che appartengono alla responsabilità dell'azienda, come sono le valutazioni sulle persone soprattutto se collegate a nomine e ad avvicendamenti negli incarichi di direzione». Tutto, per Petruccioli, deve avvenire «nei termini definiti dalle leggi, che sono ampi e molto impegnativi».In trasmissione con Morri c’era l’ex ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri, che attacca: «L'aggressione alla direzione del Tg1 rientra nel vano tentativo della sinistra di mettere le mani sull’informazione pubblica». Per l’esponente di An la sua legge «impedisce “Rai-baltoni” e altri riti del passato»: il Cda rimarrà in carica fino alla scadenza, nel 2008 e non ci potranno essere «epurazioni o stermini, semmai bisognerà stare attenti allo strapotere della sinistra».
Anche dall’Unione arrivano critiche a Morri. Marco Rizzo del Pdci, non trova «opportuno, quando si parla di Rai, partire dai nomi: fa parte di una pratica politica che, come forze di sinistra, non dovrebbe appartenerci». Meglio puntare sui progetti, ma Rizzo chiede «un segnale forte»: il rientro degli «epurati dell'“editto bulgaro” di Berlusconi».
Non tocca certo a Morri decidere su eventuali cambi alla direzione del Tg1, attacca Paolo Romani di Fi. Il braccio destro di Piero Fassino non è credibile quando critica Mimun, per «il veleno che ha sempre sparso in modo arbitrario e solo per ragioni ideologiche contro il direttore del Tg1».
Colpisce il ministro uscente delle Comunicazioni, Mario Landolfi, il «silenzio assordante» di Fnsi e Usigrai. «A parti invertite - spiega - l'annuncio avrebbe già mobilitato le due associazioni, che avrebbero prontamente espresso ferme prese di posizione ed indignate reazioni». Davide Caparini della Lega esprime solidarietà a Mimun: «Dopo le istituzioni, ora tocca alla Rai cadere nelle mani delle sinistre». Affermazioni «sconcertanti» quelle di Morri, per Daniele Capezzone della Rosa nel pugno.