La Quercia minaccia: Massimo sul Colle o salta la coalizione

Avvertimento di Visco agli alleati: la sconfitta non sarebbe indolore. Ma crescono i malumori. Veltroni chiede una soluzione bipartisan, i liberal Ds sostengono Amato e la Margherita resta un’incognita

Laura Cesaretti

da Roma

Se Massimo D’Alema venisse impallinato nel segreto dell’urna dalla sua coalizione, «credo proprio che la cosa non sarebbe indolore» per l’Unione, afferma il dalemiano Vincenzo Visco.
Un avvertimento chiaro, che sta anche a significare che la partita sul Quirinale dentro il centrosinistra non è ancora risolta, per quanto i ds ostentino grande sicurezza. Piero Fassino ha convocato al Botteghino i capi delle componenti di minoranza della Quercia, vincolandoli - come scherza uno di loro - «al segreto di Stato, con tanto di giuramento di sangue su un’immagine di Togliatti che poi verrà bruciata», ma sostanzialmente avvertendo che la candidatura D’Alema va «blindata» da subito. E che il candidato potrebbe, una volta designato, rivolgersi in prima persona all’opposizione con una sorta di «carta d’intenti» che offra garanzie alla Cdl. «Massimo deve “autonomizzarsi” rispetto alla coalizione e aprire lui il dialogo con Berlusconi», è stato il suggerimento di Bertinotti, condiviso da molti dalemiani.
Sulla tattica d’aula si sta ragionando, è circolata l’ipotesi di andare alla prova di forza fin dal primo scrutinio di lunedì sul nome del presidente ds. Ma è una prova ad alto rischio, perché proprio l’impossibilità del quorum (nelle prime tre votazioni, tra lunedì e martedì, servono i due terzi dei 1010 grandi elettori) potrebbe dare via libera a tutti i malesseri interni alla maggioranza. E i segnali di malessere si moltiplicano. Tanto che a sera Prodi ha fatto sapere che il vertice dell’Unione previsto per oggi forse non si farà: «Forse non ce n’è bisogno, vedremo». Troppo alto il rischio che da un vertice esca l’immagine di un’Unione divisa, con la Rosa nel pugno che ribadisce il suo no e le cautele della Margherita. Ieri c’è stata la clamorosa uscita di Walter Veltroni, che ha mandato in fibrillazione la Quercia: «Non si elegge il presidente della Repubblica dividendo gli italiani e il Parlamento - hanno battuto le agenzie diffondendo il testo di un’intervista concessa alla giornalista de La7 Alessandra Sardoni -. Bisogna unirlo il più possibile, almeno questa deve essere la tensione soprattutto di chi ha la maggioranza». «Veltroni gioca di sponda con Rutelli per stoppare D’Alema», diagnosticava l’ex ds Falomi (occhettiano oggi eletto da Rifondazione). «Parole assolutamente inopportune», era il secco commento di molti dirigenti della Quercia. Raccontano che si sia subito scatenata una ridda di telefonate tra Botteghino e Campidoglio, cui è seguita una raffica di precisazioni: l’intervista era stata realizzata diversi giorni fa per uno speciale sul settennato Ciampi che andrà in onda domenica, hanno fatto sapere dall’emittente. Resta il fatto che l’anticipazione del testo era stata autorizzata dal sindaco, ed è caduta nel giorno clou per la candidatura D’Alema. A sera, Veltroni stesso ha innestato la retromarcia: «La candidatura di D'Alema, ex presidente della Bicamerale ed ex presidente del Consiglio, corrisponde pienamente al profilo necessario per avere un presidente della Repubblica autorevole». Ma nel frattempo era arrivata la presa di distanza della governatrice ds del Piemonte, Mercedes Bresso: «Un candidato di garanzia mi sembra la via più giusta». E anche nell’ala liberal ds escono dal coro pro-D’Alema le voci di Morando («Se il Polo dice no a D’Alema abbiamo l’obbligo di trovare un’alternativa») e di Ranieri, che si schiera per Amato con una lettera al Foglio: «Il suo nome sembrava negli auspici anche della leadership di ds e Margherita, fino a poche settimane fa. Continuo ad augurarmi che ci si adoperi in questa direzione».
Ma l’incognita maggiore è la Margherita. Ieri sera l’Ansa ha battuto la notizia di un vertice dl che avrebbe dato «via libera» alla candidatura D’Alema. I rutelliani smentiscono seccamente: «Il vertice non ha dato via libera a niente». E si chiedono chi nel centrosinistra abbia diffuso la voce. Un comunicato dettato da Paolo Gentiloni precisa: «La nostra posizione sarà rappresentata da Rutelli nel corso del vertice con Prodi, al fine di raccogliere su una candidatura di grande autorevolezza gli ampi consensi indispensabili». Ma non si sa neppure se il vertice ci sarà.