La Quercia non ci sta «Cura sbagliata, basta coi cerchiobottisti»

I Ds sbattono la porta con Chiti: «Bastano due schieramenti alternativi». Pecoraro: «Una bufala»

Silvia Marchetti

da Roma

L’ex commissario Ue Mario Monti lancia l’idea di un grande centro e nell’Unione - fatta eccezione per la Margherita - è subito panico. I primi a bocciarlo sono quei partiti destinati a «restarne fuori», qualora un giorno il disegno di Monti diventasse realtà. Pdci, Verdi e Prc perché incarnano le frange della sinistra-sinistra, lontane anni luce dalla cultura «centrista». Ma anche i Ds, poiché quello «spazio», nel centrosinistra, verrebbe automaticamente occupato dalla Margherita. Lo spotlight spetterebbe al partito di Rutelli, sia per diritto sia perché la formazione di un centro taglierebbe fuori la «sinistra» dalla «destra» dell’Unione. Per passare da un sistema bipolare a uno tripolare, c’è bisogno poi di un deciso ammorbidimento del maggioritario, se non addirittura di un passaggio al proporzionale. Esattamente ciò che i Ds non vogliono.
La sortita di Monti si abbatte così sull’opposizione come un fulmine a ciel sereno, proprio ora che le nubi della questione morale sembravano diradarsi. I più «stupiti» sono proprio i Ds. Vannino Chiti non condivide né la «diagnosi parziale» sulla situazione italiana fatta dal professore, né la «cura» auspicata per rilanciare il processo delle riforme. «Il ritorno al centrismo - afferma - è sbagliato perché non risolverebbe i problemi del Paese sul fronte dell’economia e delle istituzioni». Anzi, secondo Chiti, che si associa al pensiero di Eugenio Scalfari, li aggraverebbe e basta, facendo «arretrare» l’Italia. «Modernizzare l’economia, risanare i conti pubblici e rilanciare il processo d’integrazione europea - sostiene - non sono obiettivi che hanno bisogno di un centro politico reinventato ma piuttosto di schieramenti alternativi nel programma di governo che abbiano come loro base i valori comuni fondamentali, come la Costituzione e l’etica pubblica». Insomma, la logica bipolare è intoccabile, come dimostrano «le democrazie europee avanzate». Secondo Chiti, Monti sbaglia ad equiparare destra e sinistra sul terreno economico: «La sua valutazione è cerchiobottista, come se, per dimostrare la propria indipendenza, si debbano per forza attaccare ambo le parti». Chiti rivendica «l’ampio programma di liberalizzazione» portato avanti dagli ultimi governi dell’Ulivo e invita il professore ad aspettare di vedere il futuro programma dell’Unione prima di dettare sentenze. Ma nonostante le «divergenze di opinione», conclude, Monti rimane «una risorsa per il Paese e la stima nei suoi confronti è intatta».
Se la reazione diessina risulta morbida, sono gli altri partiti minori della sinistra ad attaccare direttamente Mario Monti. Tra l’ex commissario Ue e Rifondazione, per esempio, si tratta ormai di una questione personale. Monti aveva bollato il Prc come «freno» al cammino delle riforme e ora Franco Giordano lo accusa di tramare a favore dei «poteri forti preoccupati di perdere privilegi e profitti». Ossia «Confindustria, settori della finanza, dell’economia e della società». L’intervento di Monti, alle orecchie del Prc è troppo «economicista», poco attento alle esigenze dei lavoratori, mentre le riforme devono «prospettare un vantaggio per le classi meno abbienti». La pensa allo stesso modo l’europarlamentare del Pdci Marco Rizzo: «Il grande centro di Monti corrisponde a quella zona grigia di poteri forti che prima costituiva il blocco di governo di Berlusconi e che ora, non vedendo più tutelati i propri interessi, vorrebbe continuare a governare il Paese». L’avvento del centrismo per Rizzo sarebbe come un’apocalisse, sancirebbe «l’incoronazione del sogno di chi vuole la politica ancella dell’economia, l’esatto contrario di ciò che pensiamo noi». Insomma, il trionfo «dell’Europa dei mercati», il cui più fedele interprete agli occhi delle frange estremiste dell’Unione è proprio l’ex capo dell’Antitrust europeo. Mentre Gianfranco Pagliarulo (Pdci) non ha dubbi: «Anche Monti si è iscritto al partito che non c’è, verso il quale sono iniziate da tempo le grandi manovre, da Casini a Rotondi a Baccini».
Mette in guardia contro l’appeal del centro Paolo Cento dei Verdi che invita «l’Unione a respingere compatta la sirena centrista di Monti». Una proposta quasi indecente, aggiunge, «come se la storia non avesse fatto i conti con la stagione del centrismo e i suoi effetti negativi sulla vita economica e sociale». Taglia corto Pecoraro Scanio: «Il grande centro è solo una grande bufala. In Italia serve più alternativa di governo, non più immobilità».