Quercia sotto pressione su Unipol: crisi di nervi

Violante attacca i Dl: «Non c’è alcun collateralismo». La Margherita: «Pericoloso legame economia-politica»

da Roma

E giunse il giorno dell’ira di Gavino. Ieri pomeriggio è stato proprio lui, Gavino Angius - capogruppo dei Ds al Senato, numero tre nella rappresentanza istituzionale del partito - a dar voce all’orgoglio e alla rabbia dei Ds dopo giorni passati nel mirino: «Sento una strana aria nei nostri confronti. E sono molto preoccupato».
Di cosa? Angius denuncia un assedio alla Quercia, e indica anche quelli che (a sua detta) ne sono responsabili: «Da Follini oggi, ma anche da autorevoli direttori e importanti dirigenti di partiti del centrosinistra nei giorni scorsi, continuano ad arrivare parole di critica nei confronti del nostro gruppo dirigente». Il riferimento è ai direttori Ezio Mauro e Paolo Mieli, che la settimana scorsa hanno posto con forza la «questione postcomunista», il problema della sostanziale continuità fra la classe dirigente dei Ds e del Pci. Così è bene raccogliere anche le battute affilatissime di Follini: «La politica deve dettare le regole. Se non lo fa, rischia di diventare un giocatore in campo. Mi pare che in questo momento una parte della politica stia giocando. Ad esempio, l'eccesso di passione di parte del gruppo dirigente diessino nella difesa di Consorte».
Ancora più interessante, dunque, il giudizio di Angius - a metà tra il sarcastico e l’amareggiato - sugli addebiti che lo preoccupano: «La colpa non è ben chiara. Ma, mi sembra di capire, la sola nostra esistenza, la sola nostra storia e il solo ruolo del gruppo dirigente dei Ds crea fastidio». Angius offre un’altra ricostruzione, la sua: «Da più parti ci si accusa di sostenere in maniera troppo netta l’operazione Unipol su Bnl». Gli fa eco un altro esponente ds: Luciano Violante. Il quale, ai microfoni di Radio Radicale, se la prende con la Margherita: «A proposito di collateralismi - ha spiegato tranchant - noi siamo stati i primi a presentare un progetto di legge serio sul risparmio, credo che la Margherita lo abbia fatto un po’ dopo. E poi mi pare che faccia parte di una vecchia e sbagliata polemica, non c'è nessun collateralismo». Ovviamente dalla Margherita arrivano note dolenti. Frecciate che erano già inscritte nell’intervista di Arturo Parisi sulla «Nuova questione morale», e che uno dei Democratici della Margherita, Nando Dalla Chiesa, riassume così: «Da questa storia i Ds dovrebbero imparare che l’economia non può essere ricondotta a una visione di partito. Se si arriva ad un legame stretto e pericoloso tra economia e politica, la prima a pagare il prezzo è proprio la politica». Sta parlando dell’Unipol? Dalla Chiesa spiega: «Ho trovato curiosa la posizione di chi diceva: perché l’Unipol non dovrebbe poter scalare? È figlia di un dio minore? È il contrario: proprio perché i soldi dell’Unipol sono i soldi delle cooperative, è assurdo che qualcuno pensi di poterli mettere in affari con i furbetti della finanza». Parole che quasi tutti nella Margherita condividono. E che quasi nessuno nei Ds può accettare.