Quesne, Molinari e gli altri: ecco le pagelle dell'Open IN FONDO Josè Maria Olazabal è stato l'ombra del campione che fu

L'Open dei settant'anni. L'Open che finisce tra le note della Marsigliese. Buoni e cattivi. Promossi e bocciati. Nessuna pretesa. Nessuna supponenza. Ma solo il lecito desiderio di un cronista di mettere ordine fra le idee e le immagini della quattro giorni di Torino che ha incoronato monsieur Julien Quesne. Cominciamo con un 10 proprio e tutto per lui. Un voto massimo che premia la sua audacia, la sua scaltrezza. E soprattutto il suo opportunismo. Perché Julien, proprio con la sua prestazione altalenante e un ritmo, decisamente non esplosivo (70-68-71-67) è riuscito ad incarnare al meglio il golf. Uno sport che non concede molte via di fuga quando si sbaglia e si sbaglia troppo.
Uno sport che offre, per contro, la possibilità di raggiungere il podio anche a chi, rimanendo nel gruppo e nell'ombra, è capace di lavorare, putter dopo putter, per risalire la classifica. Bravo quindi Julien anche, spiace dirlo, ma tocca dirlo, per la sua capacità di approfittare degli errori altrui. Gli errori del nostro Francesco Molinari per esempio, ma anche dell'australiano Marcus Fraser, che, dopo aver giocato il ruolo del grande favorito, grazie agli undici colpi sotto il par con cui si era presentato al via domenica mattina, è scivolato all'ottavo posto incespicando in un 74 del giro conclusivo. Per lui un 7. Sulla fiducia. Perché pur essendo australiano come lui per ora non somiglia nemmeno lontanamente ad uno dei miei più amati campioni, il mitico «squalo bianco» Greg Norman.
Sarò tirchio e un po' troppo severo ma io al nostro supereroe Francesco Molinari non vorrei dare più di 6. Francesco si era portato al comando con 135 colpi già nel secondo giro (68 67, -9), e poi, tenendo splendidamente botta, aveva chiuso al secondo posto con 206 colpi (68 67 71, -10), il terzo giro. Quindi una grande prestazione. Perchè quindi questo 6? Ma perchè mi ha illuso, mi ha e ci ha fatto sognare, ma è andato alla deriva proprio nel tour conclusivo sbattendo contro un disastroso 75. Sufficienza ampiamente meritata, dunque ma non di più, proprio perchè colpevole di aver illuso un sacco di tifosi. Ma non per questo ti molleremo Francesco:sappiamo bene che sei già un campione.
Vorrei invece dare un eccellente 9 ad un altro italiano, semisconosciuto ai più, quel Renato Paratore che nel terzo giro, (72-66-71) era riuscito a portarsi al nono posto in classifica, sorprendendo, per prima, la tifoseria nostrana. Tesserato per il Circolo del Parco di Roma, questo eccellente dilettante sedicenne, che merita di essere seguito nella carriera, che si accinge a scalare, ha tenuto sempre un bel ritmo durante tutto il torneo e, se non avesse sbandato nel giro conclusivo di domenica con quel 75, beh certo sarebbe arrivato ben più in alto del trentottesimo posto finale. Qualche riga e qualche voto anche per alcuni grandi attesi. Primo fra tutti il campione uscente dell'Open d'Italia Gonzalo Fernandez Castaño, che arrivato a Torino con propositi bellicosi e, soprattutto, con la ferma intenzione di difendere il titolo, ha chiuso invece anche lui al trentottesimo posto con un totale di 284 a parimerito con Paratore. Solo che per lui il voto non può essere che un 5. E poi devo concludere con un 6 solo per la nostalgia, la nostalgia di colui che è stato un grande campione: Josè Maria Olazabal, che a Torino è apparso decisamente appannato ed ha chiuso la sua prova, ma non certo la sua carriera, in fondo alla classifica con un pesante fardello di 290 colpi. Peccato.