QUEST’ESTATE - MUTU SPOSA LA FIORENTINA PER SEMPRE

Non ho mai parlato con la Roma. Voglio chiudere la mia carriera a Firenze, mi piacerebbe essere il capitano. Abbiamo un bel progetto

Il 14 luglio, mica troppo tempo fa, appena rientrato dalle vacanze di Miami, il buon Adrian Mutu abbronzato e carico aveva giurato amore eterno alla Viola: «Al 99,99 per cento resto a Firenze, ringrazio Totti e la Roma ma ho sentito parlare di un bel progetto e vorrei chiudere qui la mia carriera». Accanto a lui Silvia Berti, responsabile dell’ufficio stampa viola, si stava sciogliendo, felicemente sorpresa da una dichiarazione che andava oltre le attese. Quello 0,1 per cento che mancava era un rinnovo di contratto rimasto in bianco, unico segnale in linea con gli ultimi eventi. Ma il mercato è proprio per sua definizione l’insieme della domanda e dell’offerta, cioè il punto d’incontro. E la storia del calcio è piena zeppa di malintesi, scusate, c’è stato un misunderstanding, e da una parte si sviene e dall’altra si brinda.
Stessa strada otto anni fa: l’adottato Batigol si trasferisce sulle colline di Fiesole, lascia la piccola abitazione che occupava nei pressi dello stadio e si allarga in un luogo più tranquillo perché non ha intenzione di andar più via, ha un contratto che lo lega alla Fiorentina fino al 2003 e il presidente Vittorio Cecchi Gori gli ha addirittura prospettato l’ipotesi di prendere un giorno il suo posto. Batistuta è felice: «Qui si può vincere uno scudetto». Un attimo dopo è a Roma.
Sempre da quelle parti, stagione 2002/03, Sergio Cragnotti blinda Nesta: «Al 99 per cento resta con noi». Risponde a Massimo Moratti che gli ha chiesto il più forte difensore centrale del mondo e aggiunge: «Non lo vendo e quasi quasi porto Drogba alla Lazio». Pochi giorni dopo Nesta è del Milan e Drogba lo prende il Guingamp.
Il Puma Emerson parte da Roma e fa una tripletta in tempi brevi, Juventus, Real Madrid e Milan, sempre giurando amore: «Ho deciso che resterò a Torino almeno fino alla scadenza del mio contratto nel 2008».
Massimo Cellino l’estate scorsa rimbalza su due tavoli: «Suazo la prossima stagione o gioca nel Milan o gioca nel Cagliari». L’honduregno poi finisce all’Inter, incidente diplomatico compreso. Massimo Moratti, ritenuto il trionfatore di tutte le edizioni del calcio mercato estivo, all’inizio veste sempre la parte dello sprovveduto. Agosto 2006: «Ibrahimovic? No grazie, siamo a posto così». Agosto 2007: «Chivu? Siamo fuori da questa operazione». Luglio 2008: «Quaresma? Non ci serve».
Marco Borriello fa: «Ho trovato una squadra che mi dà fiducia e tranquillità, resto al Genoa e ai tifosi dico di stare sereni, non andrò mai a fare la quinta punta». La storia di Cristiano Ronaldo che annuncia la sua fuga al Real Madrid un paio di minuti dopo l’eliminazione del Portogallo all’Europeo è recente, quella di Capello solo un po’ più datata. È il 7 febbraio 2004: «Io alla Juve? No, non ci andrei mai e la mia è una scelta di vita». Gli diedero del falso, tutta gente che ancora non ha capito i meccanismi del mercato, invece era proprio tutto vero, pochi istanti dopo andò alla Juve.