«Quest’Inter come quella di papà»

Figo crede ancora nella rimonta: «Siamo forti come il mio Real»

nostro inviato ad Appiano Gentile
Non è finita. Adesso l’Inter ci crede. Ci crede Massimo Moratti che, nell’euforia per la vittoria sul Palermo, si è lasciato andare a un paragone forse un po’ troppo azzardato: «Mi sembra la squadra di mio padre». Ci credono i giocatori, nessuno escluso: la rimonta sulla Juventus è possibile, a condizione che si mantenga sempre la stessa determinazione e concentrazione evidenziata contro i siciliani. Continua a non crederci invece Roberto Mancini, perché gli otto punti di distacco della vigilia, sono rimasti tali anche dopo il successo sul Palermo. Anche se la sua sembra più essere una forma di scaramanzia. Ci crede in particolare Luis Figo che dopo qualche problemino iniziale di ambientamento, ora s’è pienamente inserito e alla squadra ha portato un «valore aggiunto» del quale se ne sentiva il bisogno.
«In Italia non esistono gare facili, la Juventus ha un vantaggio importante ma noi dobbiamo credere che possiamo recuperare i punti che ci dividono dai bianconeri. Applichiamoci nel lavoro e continuiamo a vincere, poi alla fine faremo i conti - afferma l’ex galacticos -. Alla Juve non invidio niente, sportivamente solo il primo posto. Rispettiamo i bianconeri, ma saranno importanti gli scontri diretti tra noi, Juve e Milan dove ci saranno in gioco punti importanti». Figo è soddisfatto, malgrado la 12ª sostituzione in campionato a opera di Mancini, ma è il suo terzo gol in campionato a galvanizzarlo: «La squadra sta facendo bene e anch’io sto migliorando. Sono sempre abbastanza critico con me stesso, ma posso fare di più. L’Inter mi ha dato la facilità e il piacere di tornare a giocare con continuità. Questo è importante e rende felice un calciatore, perchè con la maglia nerazzurra ho ritrovato la felicità». Tanto felice Figo, da lasciarsi andare a un confronto con il «suo» Real Madrid col quale vinse tutto quello che c’era da vincere.
«L’Inter di oggi è una squadra che vale quanto quel Real. Ora è importante conquistare quei trofei che i madrileni hanno già vinto. Sono trofei importanti che danno maggior valore e prestigio ai club nel mondo. Dobbiamo creare i presupposti per vincere, ma occorre anche un po’ di fortuna». Il fatto poi di essere spesso l’unico calciatore europeo nell’Inter sudamericana di Mancini, non spaventa Figo: «È una cosa normale perché è il risultato della globalizzazione. Se la legge lo permette, noi non facciamo che rispettarla. Personalmente mi trovo bene con i miei compagni. Comunque, guardando al futuro, l’Inter è ancora in corsa in campionato, Champions e coppa Italia. Non è facile trovare in Europa squadre che in questo momento abbiano le stesse possibilità di vittoria dell’Inter».
Oggi sarà anche il giorno decisivo per l’arrivo in nerazzurro dei tanto attesi rinforzi chiesti da Mancini: i laziali Cesar e Simone Inzaghi (entrambi in prestito), con il brasiliano che si fermerà definitivamente a Milano a fine giugno quando sarà svincolato a parametro zero, mentre Inzaghino ritornerà nella capitale. Moratti, che aveva promesso di rinforzare la squadra, ora gongola, per quel Cambiasso che è «bravo bravo», per la riscoperta di Kily Gonzalez, per il ritorno alla forma di Adriano ma, soprattutto, per la solidità di una difesa paragonata addirittura a quella della Grande Inter di Helenio Herrera.
«Dopo aver fatto un po’ di fatica, alla fine abbiamo conquistato il successo in scioltezza, ma ci sono state tante cose positive: il gioco, il carattere, tanti giocatori talentuosi. Insomma, ho ripensato a un’altra Inter di tanti anni fa». La gioia è tanta, ma i punti dalla Juve restano sempre otto, anche se per una sera Moratti non vuole pensarci.