«Questa Finanziaria sembra scritta dalla Cgil»

nostro inviato a Capri

«Al di là del cuneo fiscale questa Finanziaria non ci convince e, mi pare di capire, non piace a gran parte del Paese. Per molti aspetti sembra scritta dalla sinistra massimalista con il benestare della Cgil». Il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, ieri ha chiuso il convegno dei Giovani imprenditori di Capri palesando al ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, l’insoddisfazione di una larghissima componente degli imprenditori italiani (soprattutto settentrionali) per i contenuti della manovra 2007.
Dirigismo. «Sono parole forti quelle che dobbiamo dire: al di fuori di ogni logica di concertazione, assistiamo a una sorta di nazionalizzazione di una parte importante del risparmio che impone un carattere dirigistico all’agire economico». Il numero uno di Viale dell’Astronomia non ha usato perifrasi per ribadire, a nome di tutti i capitani d’azienda, che la riforma del Tfr è una «scelta ingiusta e sbagliata». Slogan argomentato in profondità. «È un provvedimento ingiusto - ha aggiunto Montezemolo - perché limita l’autonomia di scelta dei lavoratori e ci ha stupito il silenzio del sindacato, rotto solo qualche giorno fa. È un provvedimento sbagliato perché rischia di incidere pesantemente sulla struttura patrimoniale di molte imprese italiane».
Tasse. «Dobbiamo uscire dal circolo vizioso “più tasse più spese” e quindi ancora più tasse. Si può uscire da questa spirale ma servono tagli, tagli e ancora tagli». La ricetta montezemoliana è di chiaro impianto liberista e quindi in scarsa sintonia con un governo che ha dato l’ok a una Finanziaria con «pochi tagli e nessuna riforma». Anzi, il presidente di Confindustria ha colto l’occasione per stigmatizzare le velleità egualitariste di Rifondazione. «Non credo che in nessun altro Paese dell’Ocse facciano parte della maggioranza di governo partiti che sentono il bisogno di far piangere i ricchi. Non vogliamo che nel 2006 si chieda ai ricchi di piangere, vogliamo che anche i meno favoriti possano ridere». Magari incidendo sui quei 600 miliardi di euro di spesa corrente recuperando risorse per le infrastrutture. Allo stesso modo, è stata criticata la norma della Finanziaria che calmiera il costo dei farmaci. «Lo Stato che definisce i prezzi - ha detto - è uno Stato che non ci piace».
Politica. «Se non ci fosse stato il Tfr, le imprese avrebbero ottenuto quello che mai avevano avuto prima». Così Montezemolo ha rivendicato l’unico successo ottenuto nei confronti del governo Prodi: il taglio diluito di tre punti degli oneri che gravano sul costo del lavoro. Di qui l’apertura di credito al «tavolo dei volenterosi» del radicale Daniele Capezzone. «Ora però - ha rilevato - deve formarsi il “tavolo dei decisori”, di coloro che per ruolo politico e istituzionale hanno la possibilità di modificare la manovra». Dopo la disponibilità di Padoa-Schioppa a ridiscutere la questione Tfr, il presidente della Fiat non ha perso tempo invocando una nuova cabina di regia per consentire alle piccole imprese di non essere stritolate per la mancanza della principale fonte di autofinanziamento. E una modifica che salvaguardasse quelle che hanno meno di 100 dipendenti non dispiacerebbe. «Andremmo a trattare con lo stesso spirito di quando abbiamo detto no alla scelta tra abolizione del taglio al cuneo e riforma del Tfr», ha specificato il direttore generale di Confindustria, Maurizio Beretta. Poi Montezemolo ha guardato oltre, al «tavolo dei riformisti» per rilanciare quel patto sulla produttività proposto dagli imprenditori per ridiscutere con governo e sindacati la politica dei redditi.
Far West. «Sembrava che in queste ore dovesse esserci il carosello o il Far West. Ma Confindustria è nella politica ma fuori dai partiti Non dobbiamo dividerci; impediamo che cerchi di dividerci la politica». Montezemolo ha voluto rimarcare in questo modo la sostanziale tenuta della linea della presidenza al convegno caprese facendo capire che il dibattito interno ed esterno è sostenuto. «C’è chi fa pressioni per l’elezione dei nostri presidenti provinciali o addirittura chi è arrivato a chiedere le mie dimissioni», ha rivelato. Confindustria, quindi, continuerà sulla sua strada cercando di dialogare con Palazzo Chigi. «La logica della piazza non ci appartiene».