Questa giustizia dimostra di avere la «g» minuscola

Non arrivo a dire che «ingiustizia è stata fatta» perché non so se Enrico Preziosi, presidente del Genoa 1893 spa, sia innocente o, come è possibile e anzi probabile, colpevole di aver voluto prevenire - spaventato da morire qual era a quel punto - un eventuale intervento di segno contrario in (dis)ordine al Venezia da parte del Torino. Ma non esito ad affermare che Giustizia non è stata fatta.
So bene che la Giustizia assoluta con la G maiuscola, non esiste, non può esserlo ne quella Sportiva ne quella Ordinaria in quanto gestite da uomini e quindi da esseri limitati (i bigliettini di scherno degli Alti Magistrati della Caf sono sintomatici e fanno cascare le braccia). Ma almeno in uno straccetto di giustizia relativa, con la g minuscola che non usi patentemente due tesi e due misure si avrebbe il diritto di poter contare.
Mettiamo pure che Preziosi sia colpevole di aver comprato una partita.
Fai benissimo ad appioppargli una dura squalifica, così impara lui e imparano gli altri. Ma come ti permetti di togliere due serie di campionato, con sfottente corollario di tre punti di penalizzazione di partenza, alla squadra, al Club, a un’incolpevole tifoseria ultracentenaria (da non confondere con le pochissime scheggie impazzite che incendiano cassonetti e automobili) che rappresenta mezza città e mezza regione, mentre non batti ciglio nei confronti di altri presidenti che presentando fidejussioni e documenti falsi, non pagando tasse e contributi di legge, facendo giocare calciatori non tesserabili fanno concorrenza sleale clamorosamente «erga omnes» non per una partita ma per ogni partita del campionato ai «fessi», che, attenenendosi alle regole si negano l’apporto tecnico di campioni che quei «furbi» oppongono sfacciatamente loro?
Per quelli, se al Genoa togli due serie più tre punti di buon peso, cosa dovresti proporre? Radiazione del mondo del calcio ed ergastolo?
Si sa che il Palazzo del calcio è tradizionalmente forte con i deboli e debole con i forti. Che per togliersi dai piedi i personaggi scomodi è aduso approfittare del loro primo segnale di debolezza. È successo a Cecchi Gori. Succede agli scomodissimi Preziosi, Dal Cin e Gaucci. Ma dovrà pur esserci un limite a tutto, un santo giorno.
Dov’erano i presidenti dei vari Organi di controllo, il presidente della Lega Nazionale Professionisti, il presidente Federcalcio, il presidente del Coni, quando i «furbi» potenti potentemente ammanigliati tra loro e con potenti magari anche più potenti di loro si permettevano di tutto e di più?
Quante tonnellate di «culpa in vigilando» hanno addensato nei loro capacissimi silos?
Se davvero hanno deciso la linea dura perché hanno finalmente realizzato che questo calcio avanti così non può proprio più andare, non possono ulteriormente sottrarsi alla dignitosa incombenza delle proprie dimissioni. Ora, subito.
Lo so che sarebbe sempre poco, come omaggio almeno a uno straccetto di giustizia relativa, con la g minuscola. Ma almeno potremmo tutti cominciare a pensare che magari, chissà qualcosa potrebbe davvero cambiare. In meglio.
Intanto la Sampdoria prosegue il proprio cammino di avvicinamento a un campionato che le spetta di diritto e che chissà se - e comunque quando - potrà incominciare. Vedete bene a cosa porti la giustizia ingiusta, dei due pesi e due misure, quella che non può piacere a nessuno in quanto oltretutto pasticciona, allegrona, superficiale. Finisce che ci va di mezzo pure chi non ne può niente e avrebbe tutto il diritto di proseguire la propria strada, chiaramente segnata, in santa pace. Ecco una ragione di più perché i primi responsabili di tutto ciò in quanto non hanno vigilato (nella migliore delle ipotesi) e agito per tempo e con misura dovrebbero trovare la dignità di andarsene chiedendo scusa. Almeno un’ombra di pudore, nell’isola comunque del nostro divertimento preferito la volete salvare?