«Questa Italia può rilanciare anche Cassano»

Marcello Di Dio

nostro inviato a Firenze

La parentesi negativa di Livorno è già in archivio, complice la presenza in ritiro di sei reduci dalla «prima» di Donadoni. Cinquanta giorni dopo la vittoria di Berlino parte il nuovo ciclo azzurro che dovrebbe condurci agli Europei. A ricordare la Coppa vinta ci sono le fotografie dei momenti più significativi di Germania 2006, sistemate su quattro colonnine mobili nell’atrio del centro tecnico di Coverciano. E se non tira aria di contestazione da parte dei tifosi viola, nonostante le scritte offensive verso il commissario Figc Guido Rossi campeggino ancora sui muri antistanti il centro fiorentino, non c’è nemmeno un alito di entusiasmo per l’impresa del 9 luglio scorso. Ieri l’ha ricordata la Nike, con una campagna pubblicitaria che celebra i suoi otto azzurri di Berlino e lo fa ironicamente sulla Francia (lo slogan è «produit en Italie», ovvero prodotto in Italia).
«Sarei un pazzo a non ricominciare dalla vittoria di luglio, ma ora dobbiamo mettere il Mondiale alle spalle», spiega Donadoni che farà del dialogo la sua dote più persuasiva. «Non mi interessa di chi pensa mi senta ancora calciatore più che allenatore – dice ancora il ct azzurro -, so con chi posso e devo parlare e con chi no, e nel rapporto con i miei calciatori preferisco sempre spendere una parola in più. Anche a costo di sbagliare». E proprio un discorso di quindici minuti ha avviato il lavoro settimanale che porterà al primo appuntamento di sabato a Napoli con la Lituania. «Prima del ritiro ho parlato con il 95 per cento dei giocatori, ma qualcuno non conosceva il mio numero e non mi ha risposto al telefono...», scherza Donadoni.
Chi invece riconosce le qualità del nuovo ct sono alcuni dei senatori. «Ha vinto molto come calciatore, allena da cinque anni, non è inesperto – il giudizio di Gattuso -. Noi vecchi dobbiamo aiutarlo a costituire un nuovo gruppo». «Nuovo ct, nuova squadra, ma motivazioni vecchie – sottolinea capitan Cannavaro -. Donadoni stia tranquillo, dopo una vittoria al mondiale può essere comprensibile un po’ di rilassamento, ma già da adesso sappia che noi pensiamo già al prossimo obiettivo, io per primo: l’europeo del 2008».
E per arrivarci, si riparte da un gruppo di 24, con 14 reduci dalla Germania, qualche volto nuovo e seminuovo e Antonio Cassano, riaccolto in azzurro dopo quindici mesi di esilio. «In Nazionale ha avuto i suoi onori e i suoi oneri – evidenzia Donadoni -. Ora ha la sua chance, penso che vorrà sfruttarla, anzi ne sono convinto». Il nì di Totti a un ritorno immediato e l’azzurro ritrovato di Cassano lanciano il messaggio perfetto: l’Italia è pronta a rinnovarsi senza rinnegare se stessa. Non è un ideale passaggio di consegne tra il romanista e il suo ex compagno di squadra, ma «l’esempio di come tutti possano ambire a questa maglia e non sia mai giusto parlare di un’Italia più vera delle altre». Così anche gli esclusi Camoranesi e Del Piero sono stati rassicurati dalle chiacchierate fatte col ct, ma per loro c’è anche un avviso: «Nessuno può perdere tempo». Senza figli e figliastri, assicura Donadoni, si tratti di Totti o di Cassano. «Francesco, nel nostro faccia a faccia sabato, ha mostrato di essere un gran professionista e di aver spessore, dicendomi cose positive di Cassano – rivela il selezionatore azzurro –. Dunque, rivalità e dualismi in nazionale non ce ne saranno». Un messaggio diretto anche al bizzoso attaccante del Real. «Lui per primo conosce gli alti e bassi della sua carriera, sa di aver sbagliato – dice ancora il ct –. È un ragazzo pieno di talento e soprattutto una persona semplice con cui bisogna essere semplici e chiari. La forza di questo gruppo era la coesione, quella dobbiamo mantenerla. E ho chiamato Cassano nella convinzione che lui possa contribuire ad aumentarla: può darsi sia smentito, ma sono convinto che lo farà. In ogni caso, dipende molto da lui, anche se dovremo aiutarlo. E poi tra quelli che ho convocato, Cassano è quello che ha un minutaggio più alto in quest’inizio di stagione». Che sia veramente un giocatore ritrovato alla causa azzurra?