Questa Italia tormento ed estasi: drammone Anni 50

La nazionale italiana, quella gre­ca e quella spagnola ritrovano nel football l'orgoglio svergognato in economia

Si avverte una strana euforia per l'euro. E nessuno parla e scrive di grivna e zloty. Trattasi delle monete in circolazione in Ucraina e Polonia, paesi ospitanti il cam­pionato europeo che improvvisamente si illumina di immenso. Tutti a titolare e gio­care con l'eurozona, l'eurobond, l'euro che, visti i tempi che corrono, ha smarrito la consonante iniziale, enne, dunque neu­ro. Perché qui abbiamo perso non soltan­to la consonante ma il senso del comune sentire. La nazionale italiana, quella gre­ca, quella spagnola ritrovano nel football l'orgoglio svergognato in economia, l'Unione Europea se ne frega delle tattiche e dei quattrotretre, impone le sue leggi, drizza le banane, misura le carote e le zuc­chine e ne fa l'uso che ritiene opportuno con noi poveri cittadini del continente che dicesi vecchio, e si capisce perché.

Panem et circenses, ci risiamo, il calcio dovrebbe servire al riscatto mentre per il resto l'esistenza nostra va a ramengo, le tasse fanno classifica, navighiamo in zona salvezza, qualche governante pensava di trovarsi in zona Champions. Balle. Così co­me il gioco degli azzurri: sofferenza eter­na, seguendo i viziacci del Paese. Una teo­ria americana del dopoguerra, sosteneva che noi italiani viviamo under performan­ce, insomma potremmo spassarcela con il ben di Dio che abbiamo in casa ma finia­mo la giornata con le pezze al sedere e la lin­gua penzoloni. Ultimo minuto dell'ultimo giorno di scadenza per pagare le varie bol­lette, telefono, luce gas e varie, ultimo gior­no per sbrigare le faccende di ufficio e di ca­sa, ultimo minuto per caricare i bagagli e ultima goccia, con luce rossa di riserva, per fare il pieno.

Non trovate nessun aggancio con il cam­mino della nostra nazionale di football? Beh, direi tale e quale. Prima ce la giochia­mo bene contro la Spagna, poi partiamo al­la grande con la Croazia, quindi sentiamo un sibilo, abbiamo una gomma bucata, l'auto prende a zigzagare, il volante trema come il nostro cuore, giochiamo contro gli irlandesi che sembrano improvvisamen­te brasiliani, argentini, il meglio del me­glio. Siamo spacciati, la valigia è pronta in camera, telefonata a casa, stiamo rientran­do, fine dell'avventura, che vergogna. Ma ecco il colpo di scena, Cassano prima e Ba­lotelli dopo, viva l'Italia, fuori le bandiere, via i pomodori, ci siamo, riapri il bagaglio, restano delusi i famigliari e parenti in atte­sa all'aeroporto. No, attenzione, ancora qualche attimo di panico, forse la Croazia ha pareggiato, il tam tam non è chiaro, il bi­scotto ritorna in tavola. Falso avviso, è fat­ta. Dunque la fotografia finale è sempre la stessa, tormento ed estasi, come nei dram­moni del cinema italiano dei favolosi anni Cinquanta.

Adesso fino a domenica, giorno dei quarti di finale o la va o la spacca, abbiamo altri almanacchi da stampare e altri titoli da comporre. L'euro ci titilla, meglio sareb­be dire l'europeo perché la moneta che de­cide la nostra vita, quella non eccita più nessuno, fatta eccezione per bocconiani e boccoloni. Alla prossima, pagamento in contanti. Se fosse in lire sarebbe un trion­fo.