«Questa Lazio è capace di soffrire»

Marzio Fianese

Adesso col rombo di centrocampo fila che è un piacere questa Lazio allenata da Delio Rossi: nove punti incamerati e dodici gol messi a segno negli ultimi tre turni, è innegabile che l’ottobre nero, tre punti in cinque gare, è ormai solo un lontano ricordo. E a quota 18, a due lunghezze dalla zona Champion’s League, Rocchi e i suoi fratelli non possono che sentirsi appagati. Va anche detto che il successo ottenuto sull’unica squadra che non ha ancora vinto in questo campionato è stato più complicato rispetto al blitz di Messina e al 5 a 0 inflitto all’Udinese e per la prima volta il rombo di centrocampo studiato da Delio Rossi è stato messo in affanno, complici le distrazioni degli esterni di fascia. Un blackout, o qualcosa del genere, cui ha contribuito certamente l’agonismo dei ragazzi di Nedo Sonetti, che ha messo in campo gente sconosciuta tipo Guberti ma capace di raddoppiare le marcature sull’uomo e di accorciare gli spazi come quasi sempre riesce ai laziali quando sono in giornata di vena. Poi va aggiunto che in apertura Lazio-Ascoli è sembrata pure una partita alla «volemose bene», fra svarioni, lisci e con il fischio d’inizio del signor Paparesta arrivato cinque minuti dopo che erano cominciate le altre gare. Fortuna che è stato l’unico errore del direttore di gara barese, al quale va aggiunto il dubbio sul gol di Belleri per le proteste dei piceni. Forse un fuorigioco, forse un fallo di mano o una trattenuta, o chissà. Senza nulla da perdere, i dipendenti di Benigni sono ripartiti col piglio di chi non ci sta e hanno rimesso le cose a posto dopo sette minuti, complice un autogol di Mauri, trequartista fuori posizione sul tiro di Minieri.
Pandev, croce e delizia, ha cercato e segnato un gol davanti all’allenatore che lo lanciò in serie A e al primo portiere battuto in carriera (Pagliuca, ieri bravo tanto quanto Peruzzi), ma è stato intermittente, e non è la prima volta. Però ha contribuito, insieme a Pasquale Foggia, terzo marcatore di giornata, a rimpolpare la produzione offensiva (22 reti), quarta della serie A come la posizione di classifica virtuale dei biancocelesti. A quota ventuno (vanno calcolati i punti sottratti dallo tsunami Piedi-puliti) la Lazio già sopravanzerebbe il Livorno, sul quale ieri ha comunque rimontato due punti e il binomio Catania-Empoli, sorprese di stagione, quinte e a un soffio dall’ingresso nell’aristocrazia europea del football.
È presto per fare calcoli, anche perché il calendario adesso propone sfide più impegnative: domenica a Firenze, poi il derby, senza dimenticare la trasferta di Livorno e l’impegno contro l’Inter. Ma serviranno presupposti diversi, perché il poker dei prossimi impegni non ha nulla a che vedere con la sfida soft disputata ieri. Sipario sulle dichiarazioni di Delio Rossi: «La sofferenza contro una squadra come l’Ascoli? Era in preventivo, se pensi di non soffrire in serie A sei solo un presuntuoso; al di là della sofferenza c’è da sottolineare la qualità: se fai 12 gol in tre gare fai sicuramente qualcosa in più dell’avversario».