«Questa medaglia e addio. A casa sono stufi»

Quinto centro olimpico. «E c’era chi pensava che dopo la Belmondo e la Di Centa il fondo fosse finito»

da Pragelato

Lacrime al parterre, quando Gianfranco Pizio arriva e l’abbraccia. Lacrime in sala stampa, quando dedica la medaglia a quest’uomo, molto più di un allenatore. E ancora lacrime, quando le compagne la ringraziano esaltando la sua umiltà di capitana che non se la tira mai.
«Ma porca miseria, com’è possibile piangere in una giornata così?». Piangi Gabriella, piangi pure, ma goditi la tua quinta medaglia olimpica, nessuna più di te se la meritava, sei tu l’anima di questa squadra di grandi donne, non hai mai fatto la diva, nemmeno dopo l’oro olimpico di quattro anni fa o dopo la conquista della coppa del mondo nel 2004, quando hai provato ad alzare la voce sei stata bacchettata e invitata al silenzio, e allora hai ubbidito, perché non sei il tipo che alza la cresta, anche se sei cresciuta all’ombra di Manuela Di Centa e Stefania Belmondo non hai nulla del loro fare da fenomeni, del resto lo hai sempre detto, «io non sono una fuoriclasse».
«Quando hanno smesso loro si pensava che il fondo femminile fosse finito e invece in due anni abbiamo preso due bronzi, questo è stato fantastico perché nessuno se lo aspettava, ed è davvero bello condividere la gioia con le compagne, vincendo in quattro si rendono felici molte più persone». Non ha ancora chiamato nessuno, col marito Alfredo ha parlato durante la fatica della Valbusa, «ed è stato lui a dirmi che la Bjoergen non ne aveva più, io non ho visto niente, non ho avuto nemmeno il coraggio di seguire la volata, avevo fiducia in Sabina, ma anche tanta paura». La stessa paura di non riuscire a dare il suo contributo a questa squadra ridotta ai minimi termini, «siamo solo in quattro, se una si ammalava eravamo spacciate».
E adesso? «Adesso la trenta, anche se alla vigilia avevo detto che in caso di medaglia non mi avrebbero visto più, ma poi basta davvero. Dopo 18 anni smetto perché sono satura, a casa sono stufi. Di me voglio lasciare un bel ricordo, come atleta, ma anche come persona». Missione compiuta, e alla grande.