Ma questa Melato è autobiografica o gioca con la verità?

Canzoni, tip tap, attacchi alla tv Poi crolla esausta in poltrona Tra finzione e realtà l’attrice si racconta nell’assolo «Sola me ne vo» al Teatro Nuovo di Milano

È quasi una legge di natura. Giunto allo zenit di una carriera tra le più prestigiose, il divo sente l’esigenza di raccontarsi. Comincia così a dipanare il gomitolo della sua privacy trasformando l’aneddoto pungente tutt’uno al più realistico dato di fatto in una fiaba di cui è l’interprete e l’autore. Quasi l’attore, vittima di una sindrome regressiva, sentisse il bisogno di tornare alle origini del suo strano mestiere, che è quello di comunicare emozioni servendosi di un linguaggio che non è il suo e di un portavoce chiamato personaggio col quale intrattiene un rapporto di amichevole e sofferta distanza.
Ciò che oggi capita a Mariangela Melato non è quindi una novità. Mentre è inedito l’approccio scelto dalla nostra straordinaria commediante di proporsi alla platea. Si comincia infatti con Mariangela che occhieggia alla ribalta e, scostato il sipario, ci avverte sorridendo che assisteremo a una marachella di nuovo genere. «Vi dirò qualcosa di me - promette - ma non aspettatevi che vi dica proprio la verità». Vi basti, fa capire, ciò che vi dirò e sarà già tanto se, dietro alle mie parole, indovinerete se recito il falso o fingo di raccontarvi il vero. Subito dopo, a bizzarro commento dello show, vediamo la star impegnata in un frenetico tip-tap crollare esausta in poltrona e dialogare asprigna e sarcastica con la propria immagine che emerge da un ovale a specchio simile a quello della regina Crimilde. Solo che, stavolta, il primo piano televisivo che vomita questo riflesso è il volto di Mariangela nelle vesti di Fedra. Cioè un’immagine di teatro che viene ferocemente smontata da lei stessa mentre la guarda. E via così. Tra un omaggio a Gaber uomo di sinistra, alcune belle canzoni e parecchie danze indiavolate qua e là punteggiate da ricordi d’infanzia, citazioni dei suoi inizi, omaggi in filigrana a Visconti e Fo e il ricordo struggente di una Milano che non c’è più ma che ancora ci tenta, irraggiungibile come una cometa. Tra applausi a non finire e scherzosi inviti a raggiungerla in camerino per altre confessioni.

SOLA ME NE VO - di Cerami, Cassini, Melato e Solari Regia di Giampiero Solari, con Mariangela Melato. Milano, Teatro Nuovo, fino al 18 febbraio.