QUESTA SINISTRA SENZA PUDORE

Onestamente è lecito chiedersi se la sinistra italiana, non tutta ma quasi, abbia ancora il senso dell’etica e quello dell’umorismo. La questione etica – ci riferiamo alla vicenda delle intercettazioni – è riducibile ad un unico elemento: le regole e le loro violazioni sono uguali per tutti. E si dovrebbe sapere anche che a fare la faccia feroce quando è invece il momento di arrossire, si finisce nell’angolo del ridicolo: parafrasando Fassino potremmo chiederci: «Abbiamo una satira?». Il fatto è che tutto in questa storia si tiene e tutto ormai si vede: l’inchiesta della Guardia di Finanza sulle scalate della sinistra su banche e giornali spiega il tentativo di far appendere per i pollici i servitori dello Stato che indagavano su quelle scalate; e spiegano la conseguente eroica resistenza dei servitori dello Stato contro l’arroganza del governo e della politica conclusasi con la cacciata grottesca del servitore dello Stato numero uno, Roberto Speciale, che sorprende il misero mondo del governicchio Prodi rifiutando di farsi ibernare nella Corte dei Conti. Con la conseguenza che il suo rifiuto ha fatto emergere l’arrogante irregolarità nel provvedimento che doveva installare il nuovo (e incolpevole) comandante della GdF.
E poi abbiamo D’Alema, al quale Silvio Berlusconi non lesina solidarietà e stima, il quale si fa fare una inginocchiata intervista dal Tg5 dove emette fuoco e fiamme contro i magistrati colpevoli di aver intercettato, mentre tutta la stampa fiancheggiatrice del governicchio fa finta di indagare seriamente su come facciano i giornalisti di altri giornali a fare i giornalisti anziché i camerieri.
Il vero problema su cui indagare è invece un altro: come mai del materiale giudiziario (che per essere giudiziario deve pur contemplare qualche ipotesi di reato) è rimasto sepolto in un cassetto per quasi due anni, dal luglio 2005 al giugno 2007? È forse per questa rottura del gioco di comparaggio che la sinistra esprime ora una irritazione da lesa maestà? La sinistra italiana per mettersi al riparo sia dalla logica che dall’etica, e colta da un ragionevole panico, ricorre poi in extremis al più stantio trucco del suo repertorio: grida al complotto e ai poteri occulti, incoraggiando sedute spiritiche in cui si evoca il fantasma della P2, forte dell’esperienza di Prodi che nel 1978 si faceva dare gli indirizzi dei rapitori di Moro dagli spiriti di Luigi Sturzo e Giorgio La Pira.
Il tutto, senza un’ombra di pudore e senza mai menzionare il fatto che quando sono state date in pasto alla stampa intercettazioni che facevano comodo al governicchio ma che massacravano gli innocenti, non una sola espressione dei principi oggi gridati veniva emessa, ma anzi su quelle intercettazioni la stessa sinistra inzuppava il biscotto. Ed è così che la sinistra degli affari e del conflitto di interessi tra politica e cordate rampanti, si ritrova alla fine nuda davanti ai propri elettori, con le mani sporche della marmellata della decenza e una equivoca maschera sul viso in un finale più da farsa che da tragedia.
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