"Questa è solo un’azione tattica, il vero attacco sarà più avanti"

Il generale Mario Arpino: "Soffrirei se fossi un comandante italiano che non può intervenire"

Il generale Mario Arpino, classe 1937, comandante nella prima guerra del Golfo, non ha peli sulla lingua parlando d’Afghanistan.
I talebani minacciavano sfracelli a primavera ed invece è scattata l’offensiva Nato...
«Ritengo che l’operazione nella provincia di Helmand sia solo una prima fase in qualche modo preannunciata dal nuovo comandante americano della Nato in Afghanistan, che giustamente voleva prendere l’iniziativa. Credo che sia un’azione tattica, dimostrativa e non ancora l’offensiva vera e propria che punterà a tagliare le linee talebane con il Pakistan».
I prossimi mesi saranno segnati da duri combattimenti?
«Penso di sì, anche se l’entità dello scontro dipenderà dal livello di riorganizzazione delle forze talebane. Sembra che si tratti di forze fresche con armi migliori e quindi più pericolose. La vera offensiva dovrà essere coordinata con le truppe pachistane che sigilleranno il confine, mentre i soldati della Nato, assieme a quelli afghani, chiuderanno la morsa».
Sempre più spesso il conflitto provoca vittime fra i civili. Gli americani sparano troppo facilmente?
«Purtroppo questi incidenti vanno messi nel conto. Stiamo parlando di una guerra in mezzo ai civili. Sarà un po’ impietoso dire così, ma non è facile salvaguardare sempre i civili. Inoltre determinate azioni possono essere preordinate per provocare la reazione contro i civili e gettare discredito sulle forze internazionali, soprattutto sugli americani. Noi in questi giorni abbiamo abboccato con titoli di giornali e telegiornali».
I talebani hanno annunciato un’offensiva di kamikaze. Afghanistan come l’Irak?
«Non credo, perché la struttura del paese è diversa, ma sicuramente le tecniche sono importate».
Gli italiani sembrano volersi chiamare fuori dal conflitto.
«Se fossi un comandante italiano in Afghanistan soffrirei moltissimo. Non ne veniamo fuori bene nel contesto internazionale. Un’alleanza va rispettata soprattutto nei momenti difficili, anche se ci sono i caveat (limitazioni all’impegno delle nostre truppe in combattimento, nda)».
Che cosa pensa del rapimento dell’inviato di Repubblica?
«Non so se l’hanno rapito in quanto italiano, perché in questi giorni si discute il rifinanziamento della missione in Afghanistan. Però bisogna stare attenti a non cadere nelle trappole dei talebani. Speriamo che non si inneschi quel circolo vizioso per cui alla fine i carnefici diventano poveri oppressi e quindi si chiede il ritiro del nostro contingente».