Ma questa squadra ha tanti limiti

I l bello comincia adesso. Il bello ma anche la parte più complicata dell’avventura mondiale. Perché la qualificazione a Germania 2006, avvenuta ieri sera a Palermo con un turno d’anticipo sul gong, e con l’Italia piazzata in cima al girone non certo di ferro, è il primo, atteso risultato centrato da Marcello Lippi ct incaricato di guidarci alla rassegna tedesca ma anche di ricostruire una nazionale più affidabile lavorando sulle macerie lasciate dal Trap dopo il mondiale asiatico e l’europeo portoghese. A un anno e qualche mese di distanza dal debutto in azzurro, quel carissimo e irascibile viareggino, pieno di spigoli ma anche di buone idee, ha presentato il rendiconto. Lippi ha ridato credibilità alla nazionale, non ha calato le braghe dinanzi ai club, ha impresso un timbro tattico coraggioso, ha scoperto risorse inattese (Grosso proveniente dalla C2, Toni) perdendosi nell’ostinata ricerca di un difensore dell’argine destro che gli consentisse di lasciare in castigo, a casa, per antiche incomprensioni (ai tempi dell’Inter) Panucci che non è Djalma Santos, teniamolo a mente. Non ha piallato tutti i suoi spigoli, convinto che solo dal successo ricaverà consensi e fama imperitura. Come dargli torto?
Fin qui ha fatto (bene) il suo dovere. Ora comincia il difficile. È inutile coltivare sogni di gloria mondiale, senza valutare i limiti della sua Italia. A giugno, Lippi disporrà di un gruppo sicuramente logorato da una stagione lunga e faticosa. In circolazione, tranne che per l’attacco, non ci sono nuovi talenti da far sbocciare. All’appello manca soltanto Cassano. La formula Milan, due punte con Totti musa alle spalle, è molto impegnativa per il centrocampo nel quale non compare un mostro di fisicità come Vieira. In difesa poi, dietro Nesta e Cannavaro, la qualità dei rincalzi è inferiore alle esigenze. Possiamo recuperare il distacco rispetto al favorito numero uno, il Brasile, attrezzando uno spirito da grande squadra. Come accadde all’Italia di Sacchi nel ’94: con un solo fuoriclasse a disposizione (Roberto Baggio), senza il suo santo protettore in difesa (Franco Baresi, operato di menisco dopo la seconda sfida) remò controcorrente fino a Pasadena. Ma i miracoli, si sa, non si ripetono facilmente.