«Questa volta potevano ucciderci»

La preoccupazione sale, per gli ospiti della moschea e anche per la stessa amministrazione comunale di centrodestra, da poco insediatasi. Difatti, a fronte di questa seconda, nuova manifestazione di violenza nel giro di appena 20 giorni, il sindaco di Abbiategrasso Roberto Albetti e tutta l’amministrazione comunale hanno voluto esprimere la loro solidarietà ai responsabili dell’istituto islamico e a tutti coloro che lo frequentano.
«Condanniamo con forza questo grave gesto di intolleranza - ha dichiarato il primo cittadino -. Sono convinto che solo il reciproco rispetto e il dialogo siano l’unica via percorribile per costruire una società più umana al di là delle differenze culturali e delle ideologie. La nostra - ha sottolineato Albetti -, è una città con una forte tradizione di immigrazione e abituata per questo a una civile e pacifica convivenza tra le diverse comunità presenti».
«Riteniamo che si tratti solo di un gesto che emula analoghi episodi avvenuti nei giorni passati a Milano e nella provincia, e non inserito quindi in una precisa strategia. Ci siamo confrontati – ha concluso il sindaco - anche con tutte le forze dell’ordine che hanno assicurato il loro impegno per aumentare il controllo e la vigilanza verso questi luoghi divenuti purtroppo facili obiettivi di persone senza scrupoli».
Chi invece non riesce a dare un significato preciso a quanto accaduto ieri come in passato, è il presidente dell’associazione culturale, Mehana Mehana, un egiziano in Italia dal 1979 che vive a Cisliano, dove fa il mungitore. Nonostante sia stato lui a prendere in affitto i locali di via Crivellino dal 2005 Mehana non si sente affatto un Imam tanto che, quando i musulmani vi si ritrovano per pregare insieme, sullo scranno a guidarli si alternano in tre.
«Questa volta con quella bomba artigianale potevano fare del male a qualcuno – ha dichiarato -; per questo motivo siamo più che preoccupati. La nostra comunità non dà fastidio a nessuno in questa città, anzi è ben integrata anche con la chiesa locale, tanto che in diverse occasioni abbiamo avuto incontri con la parrocchia di Santa Maria Nuova e continueremo ad averli. L’ultimo incontro è avvenuto a Pasqua nel salone del loro oratorio, visto che da non ci stavamo tutti. Nel nostro centro ci si ritrova per pregare, vengono una ventina di persone alla sera e al venerdì siamo in 150. Preghiamo e basta».
E che la comunità che frequenta via Crivellino abbia le carte in regola per essere al di sopra di ogni sospetto, lo dimostra il fatto che il primo a lanciare l’allarme ieri notte, sia stato proprio il padrone dello stabile che li ospita, Giovanni Zoppo Ronzero.