«Queste elezioni saranno una svolta per l’Afghanistan»

«La missione si allargherà, serviranno altri 3mila soldati»

da Kabul
La tappa cruciale delle elezioni, gli attacchi dei talebani e l’espansione della missione Nato a tutto l’Afghanistan sono il pane quotidiano del generale Mauro Del Vecchio. Al comando di oltre 10mila uomini dell’Alleanza atlantica in Afghanistan, fra cui 2300 italiani, che si occupano di sicurezza e ricostruzione, Del Vecchio è un veterano dei Balcani.
Uniforme mimetica, pizzetto, cinquantanove anni ben portati, il Giornale lo intervista al «fortino», il quartier generale della missione Isaf (International security assistance force) a Kabul.
Che cosa pensa delle elezioni parlamentari afghane di domani?
«Innanzitutto mi auguro che si svolgano in un clima di sicurezza e tranquillità. Dopo 25 anni di guerra questa è la prima volta che si tiene un voto per il parlamento. Si tratta di una scadenza molto importante, che auspico segnerà in maniera netta un cambio di percorso in questo paese».
È rimasto colpito dalla vivacità politica degli afghani che presentano 5.800 candidati e hanno tappezzato il Paese di manifesti elettorali?
«Penso si tratti di una reazione a tanti anni di sofferenza e di privazioni, che ha fatto scattare questa esplosione di partecipazione. Non tutti, però, sono d’accordo. I talebani hanno incrementato l’offensiva contro il voto. Ho fatto un raffronto con il periodo precedente alle elezioni presidenziali. Il numero, l’entità ed il tipo di incidenti è pressochè rimasto lo stesso».
Quanti sono gli attacchi alla settimana?
«Nella nostra zona di responsabilità pochi. Nelle ultime settimane abbiamo registrato cinque o sei attacchi fra trappole esplosive e razzi, ovvero forme rudimentali di sabotaggio. Gli americani hanno subito un elevato numero di perdite dall’inizio dell’anno».
È vero che i talebani sono in possesso di nuove armi, soprattutto missili terra-aria?
«Ci sono alcune indicazioni su queste nuovi armi. Gli americani, però, operano in un settore molto più caldo e delicato (sud ed est al confine con il Pakistan nda), dove il numero di incidenti è sicuramente superiore rispetto a quello che abbiamo riscontrato nelle nostre aree di competenza. La realtà dell’Afghanistan è molto complessa. Non esistono solo i talebani. La criminalità è accentuata e operano anche i narcotrafficanti. In alcuni casi, inoltre, i potentati locali e le milizie non sono stati disarmati. Si tratta di una serie di fattori che mescolati insieme possono creare una miscela esplosiva».
Poco tempo fa è stato scoperto un furgoncino con 850 chilogrammi di esplosivo diretto a Kabul. Temete un grosso attentato?
«Fra i tanti scenari è stata presa in considerazione anche la possibilità di incidenti di grosso rilievo. Cerchiamo, una volta individuate possibili minacce, di trovare delle contromisure, ma non c’è nulla di concreto, niente di specifico che ci porti a ritenere che si stia preparando un fatto del genere».
Alcuni talebani, neppure tanto ex, si stanno riciclando candidandosi al parlamento e il presidente Hamid Karzai punta molto sulla politica di riconciliazione nazionale. Pensa che si possa trovare un accordo con la guerriglia?
«Chi è radicalizzato nelle proprie convinzioni sarà difficilmente riconducibile a posizioni più equilibrate. Però devo dire che la politica di riconciliazione nazionale che il presidente Hamid Karzai ha intrapreso è positiva. Esiste un progetto in diverse fasi che dovrebbe portare gli elementi armati a rientrare nell’alveo democratico».
La Nato sta discutendo l’allargamento della missione ad altre zone dell’Afghanistan. Ci può spiegare di che cosa si tratta?
«La Nato ha già la responsabilità del 50% del territorio. È prevista l’espansione su tutto l’Afghanistan, quindi anche a sud e a est (le zone più «calde» presidiate attualmente dagli americani nda). Ovviamente le regole d’ingaggio dovranno essere adattate a quelle che sono le condizioni di sicurezza. Si prevede di realizzare l’allargamento a sud entro la metà del prossimo anno, per poi pensare alla zona est. Non è ancora stato definito, ma ci sarà bisogno di almeno 3.000-3.500 uomini in più».