«Questi sei mesi diventeranno l’incubo di Blair»

Anche lo statista scomparso serve per la propaganda dei contrari all’Unione

Alessandro M. Caprettini

nostro inviato a Londra

Se la ride Nigel Farage, “l’uomo nero” dell’Europarlamento, capo di quell’Ukip che predica di radere al suolo le istituzioni comunitarie per edificare semmai un nuovo Commonwealth con libertà di passaggio per uomini e merci. «Sa che le dico - ghigna dando uno sguardo al calendario della Royal Air Force che ha un circoletto rosso alla data del 1° luglio - che Tony Blair questo giorno l’aveva sognato da anni ... e il buffo è che ci arriva ora, dopo il crash dell’ultimo summit che secondo me non è rimediabile. Sognava un semestre da re, ma credo proprio per lui saranno 6 mesi da incubo!».
Insomma lei non ci crede che la presidenza inglese, come vanno dicendo gli uomini di Blair, farà voltar pagina all’Europa dandole un nuovo, più credibile futuro...
«Ma cosa vuole che faccia?! Non so davvero che possa proporre di nuovo se non il solito spezzatino di Africa e ambiente che propaganda da tempo. Sa che succederà, invece? Avremo 6 mesi di immobilismo. Un po’ perché si è fatto dei nemici, un po’ perché deve stare attento a quel che si potrebbe dire di lui in Gran Bretagna. Mi fa ridere la sua richiesta di oggi di seppellire la politica agricola. Doveva pensarci prima! Perché ha firmato quell’accordo nel 2002? Se n’è pentito? Fatti suoi. Ora se lo tiene sul groppone fino al 2012».
Ma secondo lei, numero uno degli eurocritici, che bisognerebbe fare di queste istituzioni?
«Azzerarle. Ripartire da capo con obiettivi diversi. Sa cos’è l’Europa? Una supercattedrale che non riesce a celebrare le giuste funzioni per mancanza di cervello, di cuore e di gambe. È il regno dei burocrati e paradossalmente sta per diventare la sede di una potenziale dittatura, nonostante si sia detto a lungo che la Ue è nata per battere razzismo e xenofobia e per far prevalere la democrazia!».
Una dittatura?
«Ma certo! Guardi che è successo dopo i referendum in Olanda e Francia: si fa finta di niente. Addirittura si vorrebbe andare avanti come se nulla fosse accaduto. Pensi al problema turco: la gente non vuole Ankara, ma i nostri governanti se ne infischiano. Cos’altro è un Paese che non ascolta la voce del popolo ma in cui sono solo i governanti a decidere il da farsi? Una dittatura. Appunto».
Lei tira colpi bassi alla Ue, ma sono in tanti a replicarle che il suo non è altro che il vecchio isolazionismo britannico riproposto in salsa modernista...
«Ma quale isolazionismo! Intanto lei dovrebbe sapere perfettamente che è l’Inghilterra ad aver creato la globalizzazione. Per 5-6 secoli abbiamo scorrazzato dovunque, creando ricchezza e sviluppo. Churchill diceva: “C’è una famiglia inglese dovunque, nel mondo”. Il problema è un altro, è quello di confrontarci con le crescite impetuose della Cina, dell’India, del Sud-est asiatico. E in Europa lo si vorrebbe fare varando comportamenti uguali per tutti, da far osservare tramite una pletora di burocrati! Questa Europa, quella sognata negli anni ’50, è un vecchio arnese, ormai. Anche i giovani la guardano con sospetto. Ma come? In un mondo dove si va ovunque, che si scopre in ogni angolo grazie a Internet, noi dovremmo arroccarci in vecchi sistemi protezionisti in cui si decide a colpi di risicate maggioranze? Ridicolo...».
Be’, molti ormai ammettono come solo attraverso la Ue si possano dare soluzioni a problemi troppo grandi per un singolo Stato. Non crede sia vero?
«Non ho nessuna difficoltà ad accettare organizzazioni come la Nato, il consiglio d’Europa, o il ... Nafta. Zone di libero scambio sono vitali per l’economia e lo sviluppo. Ma la Ue si è trasformata ormai in un fardello pesante, pieno d’obblighi e di regolamenti astrusi. Districarvisi è sempre più difficile e il bello è che per starci... devi anche pagare. E sodo! Logico che le nostre economie zoppichino e che non si trovino investitori. E invece di pensare a questi problemi, la Ue che fa? Costruisce un’altra ingessatura con la Costituzione europea. Le pare logico? Produttivo? La verità è che siamo 25 Paesi con culture, formazione e politiche del tutto diversi l’uno dall’altro. Birmingham non è Milano, Stoccarda non è Varsavia. Non si può imporre una camicia di forza alla gente senza starla a sentire...».
Per cui lei a questo punto...
«... prego perché si vada avanti coi referendum così quella Costituzione annegherà in un mare di no. E aspetto Blair al varco. Sicuro che non potrà fare nulla di nulla, se non convincersi che non si può riformare. Solo rifondare secondo le regole del mercato».