La questione cattolica che destabilizza il Pd

Non si pensava che la questione tra cattolici e laici esplodesse nel Pd con tanta violenza, la convivenza era un fatto acquisito nell'Ulivo e nel Partito democratico. Perché ora si ripropone con tanta forza? E perché la questione cattolica è divenuta così divisiva per il Partito democratico, mentre in tutti i partiti del centrodestra la convivenza di cattolici e di laici è andata avanti senza problemi come l’acqua che scorre?
La questione cattolica era importante per i dirigenti diessini per trovare una figura culturale diversa da quella del disciolto Pci. Era una questione di legittimazione politica, faceva parte della definizione essenziale del nuovo partito. L'assunzione dei temi cattolici da parte dell'Ulivo e poi del Pd era stata facile quando la parte cattolica era rappresentata da Romano Prodi, un cattolico di sinistra la cui tesi fondamentale era la non incidenza delle direttive ecclesiastiche sulle scelte politiche e parlamentari. Ma il «cattolicesimo adulto» di Prodi è finito e questa strada è stata bruscamente interrotta. Essa aveva consentito ai diessini di includere i postdemocristiani e persino di allearsi alla sinistra antagonista. Rimaneva la via dei «cattolici democratici», i democristiani di sinistra che avevano approvato la proposta sul riconoscimento delle nozze omosessuali in nome della laicità della politica, in nome della prassi di cedimento propria della Democrazia cristiana. Ma si sono trovati di fronte a una posizione diversa della gerarchia ecclesiastica. Rosy Bindi, prodiana, è stata la sola a sostenere la linea dei «cattolici adulti». E respinge l'idea di una assemblea dei cattolici del Partito democratico.
Già il fatto che si tenga un'assemblea di cattolici come tali indica che il rapporto cattolici laici è stato formalizzato nel Partito democratico come un problema nuovo non risolto dalla lunga coabitazione dei popolari con i diessini. Non è in discussione soltanto la linea prodiana, ma anche quella dei «cattolici democratici» proprio della sinistra democristiana. Già da tempo la Binetti era apparsa la sola a sostenere tesi cattoliche ed era stata persino riconosciuta in tale funzione dal cardinale Bertone. La Chiesa ha cambiato posizione: il partito democristiano era la formula scelta quando era in discussione il tema della democrazia e delle alleanze internazionali; e ciò comportava l'accettazione delle posizioni laiche sull'educazione, sulla famiglia, sul divorzio e sull'aborto per salvare la permanenza del paese nell'Occidente e nella democrazia. Ma, finito il comunismo, gradualmente e soprattutto con l'avvento di Papa Ratzinger, la Chiesa è tornata a sostenere in politica le posizioni cattoliche, la famiglia tradizionale, la difesa della vita, l'educazione, il rifiuto delle porte aperte all’eutanasia. È su questi temi che si valuta il voto cattolico. Sia le posizioni della Bindi che anche quelle di Fioroni sono scavalcate. Non basta il numero dei parlamentari cattolici nel Pd, invocato da Fioroni, per motivare il sostegno ad esso quando, sia nel suo programma sia nella sua alleanza formale con il Partito radicale che sostiene le posizioni opposte a quelle della Chiesa, i termini fondamentali dell'intervento cattolico in politica sono formalmente messi in discussione.
Questo crea problemi per i diessini inclusi nel Partito democratico perché la questione laica ha sostituito in tutta Europa la questione sociale nei partiti di sinistra: nessuno pensa più alla redistribuzione sociale come il fine politico legittimante della sinistra, anche la socialdemocrazia è stata superata in Europa dal tema laico dei diritti civili e dei diritti della scienza. La componente diessina del Partito democratico non può non accettare di includere le tesi laiche di Pannella come definitorie anche di essa perché divenire un partito con forme e posizioni paracattoliche ferirebbe il suo elettorato in Italia e la sua credibilità in Europa.
La sintesi del Partito democratico è dunque più colpita di quanto si pensava dalla nuova definizione della presenza cattolica in politica.
Il Popolo della libertà che nasce dalla lunga collaborazione tra laici e cattolici del centrodestra non ha mai avuto bisogno di accentuare né le questioni cattoliche né quelle laiche. Si è fondato sulla tradizione politica italiana, che su questo punto riconosce nella posizione della Chiesa un valore di principio morale che ciascuno interpreta secondo la scienza della propria vita.
Gianni Baget Bozzo
bagetbozzo@ragionpolitica.it