LA QUESTIONE CATTOLICA

Quando il vescovo di Frosinone riuscì a evitare il licenziamento di 150 operai. I consigli agli elettori

nostro inviato a Frosinone

C’è chi la definisce «la cintura della Bibbia», ed è stato il feudo inespugnato della Dc di Giulio Andreotti. Grazie alla Cassa per il Mezzogiorno qui le industrie sono sorte come funghi negli anni Sessanta e Settanta, anche se oggi, in molti di questi Comuni, la crisi occupazionale è sotto gli occhi di tutti. È la Ciociaria, terra «centrale» per collocazione geografica: il professor Gianfranco Miglio, politologo della Lega, una volta propose provocatoriamente di trasferire a Frosinone la capitale d’Italia. Ma anche terra «di centro» per vocazione. Si può essere di sinistra o di destra, in fondo però, da queste parti, si rimane sempre democristiani. È la terra del segretario dell’Udc Lorenzo Cesa, originario di Arcinazzo Romano, di Mario Baccini (ex Udc oggi Rosa bianca), che pur essendo nato a Roma è cresciuto a Guarcino, un paesino vicino ad Anagni. È la terra di Francesco Storace, nativo di Cassino, ma anche dell’ex governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio originario di Alvito. È stato il regno di Giuseppe Ciarrapico, un tempo andreottiano e magnate dell’acqua Fiuggi, che oggi gestisce una catena di quotidiani locali, ed è candidato al Senato per il Pdl.
Insomma, un luogo d’osservazione privilegiato per raccontare il voto dei cattolici alle prossime elezioni politiche, dove la Chiesa ha un radicamento sociale ancora profondo. Dov’è considerata e rispettata. «Non è un caso - confida Gianni Astrei, cinquantatreenne pediatra di Alatri, presidente del Movimento per la vita, membro del Forum delle associazioni familiari e autore di fortunati manuali di puericultura - se la partecipazione al voto in occasione del referendum del giugno 2005 sulla fecondazione assistita, quando i vescovi invitarono all’astensione, è stata una delle più basse, due punti al di sotto della media nazionale. Così come non è un caso - aggiunge - che pochi giorni fa il Comune di Frosinone, guidato da una giunta di centrosinistra con un sindaco della Margherita, abbia votato quasi all’unanimità una mozione in favore dell’uso delle cellule staminali adulte proposta da un esponente della minoranza che appartiene alla Dc di Rotondi». Astrei fa notare come in Ciociaria si viva «una religiosità popolare ancora molto radicata» e vi sia un clero che «passa molto tempo in mezzo alla gente».
Ma i temi legati alla difesa della vita e della famiglia, ai «valori non negoziabili» su cui insiste la Chiesa, quanto sono sentiti? «Mi raccomando, quando votate non ricordatevi solo del politico che vi ha fatto la fontanella sotto casa, tenete conto anche dei valori», ha detto dal pulpito una settimana fa monsignore Luigi Di Massa, vicario generale della diocesi di Frosinone e parroco della chiesa del Sacro Cuore, che sorge nel quartiere delle più vecchie case popolari della città. Le sue parole sono finite sul quotidiano locale La provincia. Piove a dirotto, quando il sacerdote, 75 anni ben portati, ci accoglie nel suo ufficio, dove tra Crocifissi, Madonne e ritratti di Papi campeggia anche uno scherzoso stemma che parla della sua «fedeltà» alla Juventus e al fumo. «Sto facendo il giro delle benedizioni pasquali - dice togliendosi il basco blu e accendendosi una sigaretta - e nelle case popolari ci sono anziani con la pensione minima che non arrivano a fine mese. Tante volte rifiuto la loro offerta, dicendo loro: “Questi soldi servono più a te che a me”». Don Luigi, ai parrocchiani che si dicono disgustati e annunciano di volersi astenere dal voto, ripete che bisogna andare a votare e ribadisce i valori di riferimento della dottrina sociale della Chiesa. Ma non si nasconde che la «politica della fontanella» può ancora molto. «Qui un sindaco è stato votato in massa da un condominio perché una sera aveva organizzato una salsicciata nel quartiere. È vero che le elezioni politiche sono diverse dalle amministrative, ma è anche vero che siamo una città piccola, con 60mila abitanti, ci si conosce un po’ tutti: in campagna elettorale conta di più il porta a porta - quello di un tempo, non la trasmissione di Vespa - che le dichiarazioni dei leader nazionali». «La gente è sensibile ai temi etici - conclude il sacerdote prima di ripartire per le benedizioni - ma ciò che più conta, che più incide nella vita delle famiglie è la situazione economica. L’unico dato certo è che sono tutti scontenti di come vanno le cose». Quello che il cardinale Bagnasco, presidente della Cei, qualche giorno fa ha definito il «problema della spesa» sarà dunque decisivo il prossimo 13 aprile. «Due settimane fa - confida un giovane volontario Caritas della parrocchia - stavo preparando i pacchi di viveri da distribuire. In ognuno c’era una confezione di pasta. È venuto un uomo, che conosco e che ha perso il lavoro. Mi ha detto: "La pasta levala...". Gli ho chiesto perché non la volesse, costringendolo a rispondermi con gli occhi lucidi che non aveva più i soldi per la bombola del gas e non sapeva come cucinarsela».
«Nel frusinate la crisi è cominciata con la fine dell’intervento straordinario della Cassa per il Mezzogiorno. Ci sono grandi stabilimenti in crisi - spiega Marco Toti, condirettore della Caritas diocesana - ma c’è anche una nuova imprenditoria in crescita nel settore edile e in quello dell’autotrasporto. Nelle nostre zone - continua - l’occupazione femminile è bassissima. Al tempo stesso le reti familiari sono ancora solide». Anche Toti mette il dito sulla piaga della nuova povertà di chi stenta ad arrivare a fine mese. «In un anno sono raddoppiate le famiglie che ci chiedono aiuto, passate da 150 a 300. Nel 70 per cento dei casi si tratta di situazioni di povertà provocate da problemi occupazionali. Qui il tasso di disoccupazione è del 9,2 per cento, quasi di due punti superiori alla media del Lazio». Tra le fabbriche che non conoscono crisi - nel prossimo futuro si prevedono settecento nuove assunzioni - c’è la Fiat di Cassino, con i suoi cinquemila dipendenti che Cesare Romiti definì «metal-mezzadri», dato che, smessa la tuta da operaio, in molti si dedicano al loro appezzamento di terreno, come dimostra l’aumento delle assenze nello stabilimento in coincidenza con la raccolta delle olive o la vendemmia. «Oggi però - spiega Toti - le attività agricole servono per lo più all’autosostentamento, le stalle chiudono, non sono più fonte di reddito».
Il vescovo di Anagni, monsignore Lorenzo Loppa, è intervenuto in favore dei lavoratori dell’ex Videocolor, stabilimento passato ora in mano a proprietari indiani. Mentre è ancora vivissima la memoria dell’impegno del vescovo di Frosinone Salvatore Boccaccio per evitare la chiusura della Teleco Cavi e il licenziamento dei suoi 150 operai. Dopo tre anni di battaglie la fabbrica ha riaperto e i lavoratori si sono presentati con uno striscione dove campeggiava la scritta: «Grazie don Salvatore». «La Chiesa è molto attiva - confida Mario Spigola, sindacalista Cisl della Fiat di Cassino - e per noi è una presenza positiva quando fa la sua parte per lo sviluppo del territorio». Una concretezza ben nota anche ai vertici dell’episcopato italiano, che ha scelto come portavoce della Cei don Domenico Pompili, un sacerdote originario di Anagni, che qui ha fatto il parroco per diversi anni.
«Oggi le formazioni che aspirino al voto dei cattolici - dichiara Sante De Angelis, promotore dell’Accademia Bonafaciana, che nell’ultima edizione ha premiato Baccini come "uomo retto e corretto che s’impegna per il bene comune", e Gianni Letta, candidato al Quirinale - hanno il dovere di interpretare il valore prima di tutto intellettuale della memoria cristiana; una tradizione che ha custodito, su principi universali e condivisi, l’identità europea». Tanto per far capire come la pensa l’Accademia, De Angelis ha annunciato con un certo clamore nelle scorse settimane l’intenzione di ritirare il premio conferito all’università La Sapienza di Roma nel 2005 dopo le polemiche per la mancata visita del Papa.
Forse, per capire questa terra, bisogna tornare da lui. Dall’inossidabile protagonista della storia italiana che qui tutti conoscono e ricordano, Giulio Andreotti. «In Ciociaria non c’era una tradizione pre-fascista legata al Partito popolare, ma nel dopoguerra abbiamo lavorato bene. Le ali estreme sono marginali, la popolazione è moderata e lo dice uno che considera ancora questa una virtù, non un vizio».
L’ultima battuta è per Ciarrapico, dopo le polemiche sulle sue dichiarazioni in merito al fascismo. «Ha fatto cose notevoli da queste parti. Ma se stava zitto era meglio per tutti. Qualche volta la Chiesa del silenzio ha più meriti... ».