Questione di cuore e lavoro, quarant’anni di Genoa raccontati in prima persona

«Ricordi di trent’anni di giornalismo. Appunti sparsi nella memoria, seguendo il filo delle emozioni e non necessariamente quello cronologico». Le mie figurine rossoblù. Quarant’anni di Genoa vissuti in prima persona è un tuffo nel passato - ma non solo -, vero, sincero, spontaneo. Gessi Adamoli, giornalista del «Lavoro» prima, di «Repubblica» ora, notoriamente Grifone nel cuore, lo ha scritto con la passione di bambino, «onnivoro collezionista di figurine dei calciatori», e con la bonaria malizia di quasi decano della stampa locale in attività. Due ore di piacevole e scorrevole lettura, una galleria di fatti e foto, aneddoti e personaggi che nel bene e nel male, dalla fine degli anni Sessanta ad oggi, hanno fatto la storia moderna e contemporanea della più antica società d’Italia.
Dieci accurati profili costituiscono il fulcro del volume (edito da De Ferrari col patrocinio della Fondazione Genoa 1893 e disponibile nelle libreria al prezzo di 16 euro), profili che, alternando la voce dell’autore a quella del protagonista di turno, racchiudono l’intero spirito del libro: il malinconico ricordo di un calcio che non c’è più, di quando le ripartenze si chiamavano contropiedi, di quando Ramon Turone piangeva e doveva trasferirsi al Milan controvoglia, di quando Scoglio s’impuntava per avere Signorini; un calcio in cui chiacchierate libere e a cuore aperto tra allenatori, calciatori e giornalisti, senza filtri di uffici e addetti stampa, erano occasione di instaurare rapporti, talvolta anche amicizie, con un taccuino, una penna in mano e magari un buon bicchiere di vino davanti. Il personalissimo pantheon genoano di Adamoli va dal fiero piemontese e juventino Gian Piero Gasperini all’umile campano, ristoratore mancato, Vincenzo Torrente, dal compagno Claudio Onofri che da piccolo giocava con le tute blu della Rivoira fino al camerata Custer Garbarini, genoano «costretto» a vestire la maglia del Doria (ma poi tornato sulla retta via rossoblù), passando per Fabrizio Gorin e i suoi incontri-scontri con Chiorri nei derby a cavallo tra Settanta e Ottanta, Franco Rotella, bravo ma troppo piccolo, e Roberto Pruzzo, O’Rey di Crocefieschi, per finire col trio Speggiorin-Cini-Capogna, semidimenticati bomber del «campionatissimo» di Serie C ’70-71 che sancì la rapida risalita del Grifone in cadetteria.
Scrisse Gianni Brera: «Seguendo le vicende genoane mi accorgo che questa è una storia a montagne russe, come è giusto che appaia una sintesi dedicata a compagine di mare. Ogni impennata è la cresta di un’onda, ogni caduta un’annaspare penoso fra due ventri che dall’alto minacciano». Il gioco in appendice dell’alfabeto rossoblù personalizzato, emblematicamente parte da Aguilera e finisce con Zeytulaev, conferma che - come spesso accadeva - il grande Giannfucarlo ci aveva preso, in pieno.