Una questione d’amore

C’è qualcosa di affascinante e misterioso nel matrimonio fra Schumacher e la Ferrari, intesa come Luca di Montezemolo, presidente tifoso, come monsieur Jean Todt, Napoleone geniale e paterno, Ferrari intesa come ingegneri e meccanici, Ferrari di cuochi e fattorini e famiglie e figli che il 25 dicembre si ritrovano nel tendone di Maranello con Schumi che, vestito da Babbo Natale, porta regali. Ed è l’amore, un amore non più solo professionale ma ormai mentale, empatico, biunivoco tra l’enorme tedesco e il team dall’enorme storia. Forse, anzi togliamo il forse, il commendator Ferrari non avrebbe mai accettato che la sua creatura meccanica diventasse la creatura cucita addosso al più grande campione dei motori tanto da esserne, spesso, dipendente; forse, e togliamo il forse, il Drake non avrebbe amato così intensamente il crucco mascelluto che ha saputo ridare all’Italia motoristica l’orgoglio perduto. Troppo accentrante, troppo prima il pilota e poi l’auto.
Invece, il presidente tifoso che oggi dice «mi è quasi venuto l’infarto... squadra perfetta, Schumacher superlativo», e con lui, a suo tempo, l’avvocato Agnelli, e con loro monsieur Jean Todt, hanno tutti accettato di affidarsi a questo tedesco campagnolo dalle idee chiarissime. E dopo undici anni, il risultato è questo: gare meravigliose, in pista e nel box, e la conferma di un amore reciproco che andrà avanti nonostante l’età, i caschi appesi al chiodo e i Raikkonen che vengono e vanno.
La storia d’amore tra l’enorme crucco e il team dall’enorme storia, fateci caso, è sincera: sono ormai una famiglia. Ci sono milioni di euro e tanti successi a far da collante ma, alla fine, su tutto, prevale sempre il sentimento. Per capire e credere, bastava ascoltare gli artefici del successo rampante, ieri, qui in giro per il paddock uggioso di Shanghai. Sembravano una famiglia quando papà va via, parte per un lungo viaggio, quando ci si sente più soli, meno al sicuro. Per questo Schumi, appena è saltato giù dalla sua rossa, ha stretto con vigore tutto, proprio tutto il suo team. Poteva limitarsi ad abbracciare gli uomini guida e invece ecco una bracciata per gli ingegneri e una per Todt e una per l’ufficio stampa e una per i camerieri, una per i facchini, per le guardie del corpo, per tutti. Perché il papà dei cinque mondiali di fila è tornato. È tornato in vetta al campionato.