Questione meridionale, Fini bacchetta la politica "Problema di classe dirigente e non di risorse"

Nuova stoccata del presidente della Camera: "C'è un vero e proprio
stallo nella capacità delle istituzioni di elaborare strategie
complessive e nazionali". Poi sul federalismo avverte: "Non deve sotrarre le risorse destinate ai servizi"

Roma - La risoluzione della questione meridionale "non è solo un problema di risorse ma di capacità della classe dirigente". Durante la giornata di studio su Nord e Sud a 150 anni dall’Unità d’Italia, il presidente della Camera Gianfranco Fini denuncia un "vero e proprio stallo nella capacità delle istituzioni di elaborare strategie complessive e nazionali". "Il ritardo di sviluppo del Sud - puntualizza Fini - costituisce uno spreco di potenzialità ormai intollerabile, la rappresentazione più eloquente di una palese inadeguatezza della politica ad affrontare i problemi del Paese".

Modificare la classe dirigente Parlando della questione meridionale, secondo Fini "resta ancora, dal 1861, da verificare se si sia effettivamente realizzato uno spostamento di ingenti risorse dal Mezzogiorno al Centro-Nord d’Italia, per favorirne il decollo, e se il contributo offerto dall'immigrazione proveniente dalle regioni meridionali sia stato davvero determinante per la crescita del triangolo industriale a scapito del Sud". Per il presidente della Camera, è certo che "la visione di un meridione fortemente penalizzato dal processo unitario ha perso, nel tempo, e aggiungo per fortuna, gran parte del suo fascino intellettuale e della stessa credibilità, soprattutto a causa di un eccesso di retorica nella rappresentazione degli argomenti sostenuti. A tale visione è subentrata oggi una sostanziale indifferenza, quasi che il perdurare di un grave ritardo delle regioni del Mezzogiorno debba considerarsi soltanto come un problema quasi esclusivo delle regioni meridionali che può essere rimosso allentando i vincoli tra la parte più virtuosa del Paese e le sue aree maggiormente svantaggiate". E parlando dell’affermarsi di una questione settentrionale, che "si identifica nel crescente disagio dei ceti produttivi del Nord nei confronti dello Stato che non riuscirebbe ad offrire servizi efficienti proprio perché sarebbe 'condizionato' da un meridione che ormai costituisce un peso per il Paese", Fini rileva che il problema è scomparso dall’agenda politica.

La questione meridionale Il mezzogiorno, è il ragionamento di Fini, "appare sempre più penalizzato, nell’utilizzo dei fondi europei, dall’inefficienza amministrativa e progettuale della quasi totalità degli enti pubblici che non riescono a cogliere l’importanza di tali opportunità. Come se non bastasse, molte difficoltà strutturali sono state aggravate da alcune scelte discutibili, a cominciare da quelle relative all’utilizzo di risorse del Fondo per le aree sottosviluppate per necessità del tutto estranee alle esigenze del Mezzogiorno" Secondo il presidente della Camera, "manca una strategia coerente ed organica che sia capace di coordinare e finalizzare le risorse disponibili alle esigenze di crescita delle aree meridionali. In sostanza, assistiamo ad un vero e proprio stallo nella capacità delle istituzioni di elaborare strategie complessive nazionali"