La questione morale imbarazza l’Arci

Scontro sulla mafia con la Casa della Legalità, che ora propone un patto contro lo spaccio nei Circoli

Paola Setti

Pareva uno scontro come persino troppi ne propone il variegato mondo dell’associazionismo a sinistra, con la Casa della legalità a litigare con l’Arci su un tema che più che dividere dovrebbe unire come la lotta alla mafia. Rischia invece di diventare un’imbarazzante questione morale, con due dirigenti dell’Arci impegnati in società che da una parte svolgono attività molto simili a quelle dell’Arci, dall’altra contano altri soci in qualche modo collegati ad altre società in settori quali edilizia, cemento, energia, rifiuti e chi più ne ha più ne metta, là dove i fini di certe attività non sempre coincidono con quelli dell’Arci.
Nulla di illegale, sia chiaro, ma basta andare a guardare le partecipazioni di Gabriele Taddeo il segretario provinciale e di Massimiliano Morettini il presidente regionale dell’Arci per farsi qualche domanda di ordine etico. Per dire, Morettini è socio della Banano Tsunami Srl, nata nel luglio 2004, che alla voce oggetto sociale ne conta mille: distribuzione di alimentari, bevande, tabacco, abbigliamento, gadget, arredi, ma anche gestione di bar, caffetterie, latterie, gelaterie, tavola calda, rosticcerie, trattorie, ristoranti, enoteche, mense, alberghi, motel, ostelli, agriturismo, colonie e villaggi, e poi noleggio di macchine distributrici, elettromeccaniche, videogames e ancora organizzazione di convegni e mostre, concorsi a premi, proiezioni cinematografiche, attività radiotelevisive e spettacolo in generale, gestione di attività ludiche, discoteche, impianti sportivi, stabilimenti balneari, ricevitorie del lotto, totocalcio.
Qualcosa di simile fa Taddeo, socio della Cooperativa sociale Diver Time che dall’agosto 2005 presta «servizi socio-sanitari ed educativi», e cioè organizza attività ludico-ricreative di tempo libero, sport e formazione per giovani disagiati e immigrati, fa servizi alla persona in ambito sociale, sviluppa iniziative editoriali, culturali e sportive a sostegno di disabili, fasce deboli e immigrati. I loro soci i soci dei loro soci, loro fanno altro. Li trovi alla Iplom e alla San Marco Energia di Marghera, alla Porto petroli di Genova e alla Petrolpont di Pont Saint Martin, Aosta, solo per citare alcune delle attività industriali, che elencare tutte le società è impossibile e in molti hanno enne più una partecipazioni. Nulla di illegale, si diceva, epperò la partecipazione a società che offrono a pagamento servizi troppo vicini a quelli da sempre patrimonio dell’Arci o troppo lontane dalle finalità dell’Arci mal si addice allo Statuto che all’articolo 3 parla di «difendere e innovare lo stato sociale in una prospettiva di crescita del ruolo dell’economia sociale e dei soggetti non profit» o di «azione tesa a favorire l’ampliamento dei luoghi e delle occasioni ludiche, sportive, ricreative e di socialità», naturalmente senza scopo di lucro.
Sullo sfondo lo scontro politico. La Casa della legalità, che ha denunciato di esser stata oggetto di aggressioni e minacce da ambienti legati a Cosa Nostra, accusa l’Arci di troppo silenzio e scarsa partecipazione nella lotta alla mafia. L’Arci risponde accusando la Casa della legalità di non averla coinvolta e di averne utilizzato il nome Arci senza neppure avvertire. Nel frattempo, il link al Circolo società di mutuo soccorso perugina che ospita la Casa della legalità è scomparso dal sito Internet dell’Arci, e in compenso sul sito Internet della Casa della legalità è comparso uno strano appello a far la pace. Si intitola «Proposta di patto di collaborazione» e propone un impegno comune per «non accettare la collocazione di macchinette come videopoker o slotmachine», «non vendere alcolici a minori», «proibire ogni sorta di utilizzo degli spazi dei Circoli a gruppi di persone che svolgono attività di spaccio e consumo di sostanze stupefacenti o psicotrope» o «per il gioco d’azzardo e le scommesse clandestine», rivedere le iscrizioni espellendo «persone legate ad ambienti della criminalità organizzata».
Pare fatto apposta per non poter rifiutare, ma la risposta arriverà, forse, domani e dopo, quando l’Arci si riunirà per il Congresso provinciale.